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Vini italiani per formaggi francesi

Avendo osservato, a dire il vero non ho mai smesso, le carte dei vini dei ristoranti italiani, al di là dei ricarichi, del metodo di selezione delle etichette e della profondità delle annate, immancabilmente presentano sempre una sezione dedicata ai …Leggi tutto

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Avendo osservato, a dire il vero non ho mai smesso, le carte dei vini dei ristoranti italiani, al di là dei ricarichi, del metodo di selezione delle etichette e della profondità delle annate, immancabilmente presentano sempre una sezione dedicata ai vini francesi. Nulla da dire, in Francia si producono vini eccellenti. Quello che non sempre torna, è la scarsa presenza di vini italiani nelle carte dei ristoranti transalpini.

Il motivo? Nazionalismo, certo, ma anche una mancanza di curiosità verso le doti di abbinabilità di tanti vitigni autoctoni (e non) del nostro paese. Perché allora non sposare le nostre etichette con uno degli elementi simbolo della gastronomia transalpina come i formaggi? Relativamente a questo ingrediente la Francia è in grado di vantare un parterre di varianti piuttosto complesso.

Complicato direbbero alcuni, soprattutto se pensiamo alla battuta dell’allora presidente e generale De Gaulle che, appena insediatosi all’Eliseo, espose le proprie perplessità sulla governabilità rispetto ad un paese che aveva più formaggi che giorni sul calendario. La battuta faceva chiaramente riferimento ad un popolo che aveva nel suo interno un alto tasso di campanilismo, compreso quello a base di latte vaccino, di pecora e persino di capra.

Nonostante la complessità casearia francese va ribadito, con decisone, come all’Italia non manchino le doti enologiche per far fronte a questa marea di formaggi. Alcuni esempi? Nell’abbinamento tra il  Pont l’Eveque (formaggio vaccino della Normandia già conosciuto nel XVIII secolo) e il rosato Sensuade Igt di Santa Barbara, la parte canforata del formaggio viene stemperata dalla nota floreale e fruttata del vino. Altrettanto convincente l’abbinamento tra il Crottin de Chevignol (piccolo formaggio di capra originario della zona della Loira) e il «verdissimo» Franciacorta Dosaggio Zero prodotto da Faccoli. Infine un erborinato. Con il cremoso Bleu d’Auvergne (prodotto nella zona del massiccio centrale) ecco un vino dolce, ma non troppo, come il Recioto Valpolicella Valpantena Doc di Bertani.

 

I MIEI CONSIGLI

(e i miei voti)

 

 

Santa Barbara Sensuade Igt 2012

(86/100 al vino; 90/100 all’abbinamento)

 

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Rosato ottenuto da Lacrima di Morro d’Alba e Vernaccia di Pergola. Naso e bocca ripercorrono le stesse sensazioni, con note di rosa canina e melograno. In particolare quest’ultima sensazione si armonizza con le sensazioni cremose del formaggio.

 

 www.vinisantabarbara.it

 

 

 

Faccoli Franciacorta Dosaggio Zero 2007

(89/100 al vino; 95/100 all’abbinamento)

 

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Franciacorta atipico, ma non per questo poco ‘territoriale’, in cui lo Chardonnay non si accompagna al Pinot Nero (soltanto il 5% di questa cuvée) ma al Pinot Bianco. Il sorso ne guadagna in freschezza e mineralità, merito anche di un dosaggio praticamente assente. www.faccolifranciacorta.it

 

 

 

Bertani Recioto Valpolicella Valpantena Doc 2010

(88 al vino; 94 all’abbinamento)

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Recioto classico non troppo dolce, a base Rondinella e Corvina veronese. Affina per 12 mesi in botti da 30 hl interamente costruite in ciliegio. Colore violaceo, sensazioni olfattive che ricordano la prugna e i lamponi. Bocca piena, intensa, adatta a stemperare la nota piccante del Bleu d’Auvergne.

www.bertani.net

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