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Vacanze in bottiglia

La bella stagione pare non decollare in molte zone d’Italia, ma l’immaginazione ci porta già a pensare alle vacanze. Sperando di poterle fare volevo consigliare la visita di alcune zone vitivinicole, in cui mogli e compagne non vi osserveranno degustare …Leggi tutto

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La bella stagione pare non decollare in molte zone d’Italia, ma l’immaginazione ci porta già a pensare alle vacanze.

Sperando di poterle fare volevo consigliare la visita di alcune zone vitivinicole, in cui mogli e compagne non vi osserveranno degustare vini per intere giornate, meditando, come penitenza, acquisiti fantasmagorici appena sarete tornati a casa.

Penso invece a quel nutrito gruppo di luoghi accessibili, per tasche e famiglie, in cui l’accoglienza è completata da una sorta di giardino vitato, in cui lo sguardo si perde ma il gusto si ritrova.

Qualche esempio? Le colline sinuose della Langa oppure le impervie terrazze della Liguria, patria dell’introvabile Sciacchetrà, senza dimenticare la vitata e vitale Toscana oppure gli straordinari e multiformi paesaggi siciliani. Queste sono le zone più famose in cui praticare l’enoturismo, anche se a dire il vero l’Italia è piena di territori vitati e al tempo stesso ospitali, a differenza di Francia, Germania e Spagna, dove invece il vino si produce soltanto in zone fortemente specializzate.

Ciò non toglie che chi possa recarsi all’estero non potrà non visitare le zone vinicole che sorgono sui grandi fiumi europei (non è detto che non ne parleremo) come quella del Douro, famosa per il Porto, o quella della Mosella, caratterizzata da bianchi di grande longevità.

Per chi rimarrà a casa non mancano  possibilità di visitare i medesimi territori.

Come? Con le etichette che provengono da alcuni tra i paesaggi più incantevoli del panorama enologico italiano. Non pensate necessariamente a vini blasonati e costosi, perché un territorio può essere raccontato in maniera fedele attraverso un vitigno autoctono, magari tradotto attraverso uno stile enologico semplice.

Alcune tra le cartoline liquide che più mi hanno fatto ricordare i rispettivi luoghi di produzione sono state, di recente, la Barbera d’Alba Vigna Martina 2010 di Elio Grasso e l’Etna Rosso Feudo 2011 di Girolamo Russo.

 

I MIEI CONSIGLI

Barbera d’Alba Vigna Martina 2010

Nasce dai terreni attorno all’azienda e matura in una cantina-museo quasi impeccabile, ma non aspettatevi una Barbera hi-tech e troppo moderna, perché quella realizzata da Elio Grasso e dal figlio Gianluca possiede tipicità e carattere. Bocca tannica, fresca, con sensazioni fruttate e finale sapido.

www.eliograsso.it

 

Etna Rosso Feudo 2011

Ti lasci alle spalle le palme e il mare e sali fino ad arrivare ad un luogo magico, creato dal contrasto tra la terra nera e il bianco delle nuvole. Il vino è composto da Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, varietà minoritaria che dona al vino colore e struttura. Texture raffinata, giocata su sensazioni di rosa, ribes e finale minerale.

 www.girolamorusso.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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