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Buoni vini da ascoltare

In periodo di ponti vacanzieri, spesso solo possibili o desiderati, credo che sia  tempo di posare per un attimo il bicchiere e riflettere sul vino. Ne parliamo troppo e troppo in fretta, senza prima averlo ascoltato. Anche i blog …Leggi tutto

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(Credits: Getty Images)

 

In periodo di ponti vacanzieri, spesso solo possibili o desiderati, credo che sia  tempo di posare per un attimo il bicchiere e riflettere sul vino.

Ne parliamo troppo e troppo in fretta, senza prima averlo ascoltato. Anche i blog e i social network, che hanno comunque grandi meriti in fatto di scouting, non sempre comunicano il vino in maniera coerente. Come  potremmo definire la distanza che separa un metodo di condivisione tanto rapido, rispetto a un prodotto, il vino , che invece si basa sull’attesa? Bisogna  ricominciare a comunicarne i valori in maniera corretta.

Basta con i descrittori fine a se stessi! Basta prestare ascolto solo alle etichette e non al reale contenuto della bottiglia! Ma soprattutto basta con il cibo slegato dal vino!

Il risultato? Avremo meno «degustattori» ma un numero sempre crescente di persone che assaggiano e bevono vino, non necessariamente costoso o blasonato, senza la priorità di punteggiarlo e giudicarlo, ma con il solo scopo di valutarne innanzitutto la piacevolezza e il messaggio.

Un’occasione per approcciare il vino in maniera coerente, è quella che fa capo agli incontri della Scuola di Cucina Cook&Book Academy di Mondadori (www.corso-di-cucina.it), una serie di appuntamenti in cui, affiancati da chef e sommelier, sarà possibile iniziare un proprio percorso di approfondimento del binomio cibo-vino. Gli incontri del 10 e 17 maggio saranno basati rispettivamente sui vini rossi della Valpolicella e sui bianchi della zona del Garda (Lugana e Garganega).

Non volendo condizionare o anticipare nulla a coloro che decideranno di partecipare a questo corso, vi riporto soltanto un paio di annotazioni su etichette con cui di recente ho avuto il piacere di ‘dialogare’.

Quali? Il Porto Vintage Quinta de La Rosa 2011 e il poco noto Perdacoddura 2005 prodotto dall’azienda Panevino di Gianfranco Manca.

 

 I MIEI CONSIGLI

Quinta de la Rosa Port Vintage 2011

Vino maturato solo per due anni in legno, perché il vero periodo di affinamento sarà in gran parte realizzato in bottiglia. L’annata è straordinaria, forse meglio della tanto decantata 1994. Bocca e naso giovanissime, ma ricche di sensazioni fruttate e speziate, tipiche della varietà Touriga Nacional (grappolo qui largamente impiegato). Imperdibile con i formaggi erborinati.

Quinta de La Rosa è importato da Cuzziol, www.cuzziol.it

 

Panevino Perdacoddura Isola dei Nuraghi Igt 2005

100% Cannonau. Lo stile di Gianfranco Manca esce dagli schemi del biologico in senso stretto, avendo il solo scopo di valorizzare il vitigno. Caldo, mediterraneo, pare un vino del Rodano. Le sensazioni in bocca vanno dalla frutta matura, passano per le erbe di macchia mediterranea e terminano con un finale austero di cacao e terra. Imperdibile con l’agnello alla brace.

mancafranco@tiscali.it

 

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