Papà, ma quando eri piccolo tu esistevano i Power Rangers?

Tutti conserviamo ricordi in qualche maniera edulcorata della nostra infanzia, e ancora di più riguardo ad alcuni aspetti di essa. Proporzioniamo le cose a noi stessi a quell’età, e incontrare le medesime cose da adulti può essere uno shock. Mia …Leggi tutto

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Tutti conserviamo ricordi in qualche maniera edulcorata della nostra infanzia, e ancora di più riguardo ad alcuni aspetti di essa. Proporzioniamo le cose a noi stessi a quell’età, e incontrare le medesime cose da adulti può essere uno shock.

Mia moglie, ad esempio, ha sostenuto per anni di aver avuto da piccola una gallina gigante, riportata alle opportune dimensioni dai racconti di miei suoceri; io sono fermamente convinto e disposto a giurare in tribunale che, quando la frequentavo io, la mia scuola elementare avesse dei water enormi nei bagni e che li abbiano poi sostituiti con altri lillipuziani negli anni in cui a frequentare lo stesso istituto era mia nipotina (anche lei, che oggi è decisamente adolescente, per me è e resterà sempre “ina”). Se questo discorso vale per bagni e galline, figuriamoci come si applichi ai cartoni animati e ai nostri primi eroi.

Vi sarà facile quindi capire come io mi sia sentito ferito nell’orgoglio quando, in un tranquillo pomeriggio casalingo, Marco, con tutta la seraficità dei suoi sei anni ancora da compiere, infastidito dal fatto che io non mi destreggiassi a dovere fra Yugiho, Scan2Go e Gormiti vari mi guardò con rassegnazione e mi disse: “Ma insomma papà, ma quando eri piccolo tu non esistevano nemmeno i Power Rangers?”. Come da copione a quel punto parte la difesa del territorio violato, e lasciando da parte Barbapapà, i Puffi e tutti gli altri cartoni da piccoli che renderebbero la mia infanzia miserevole agli occhi dell’indagatore, parto col panegirico esaltante di Mazinga Z, Goldrake, Jeeg Robot d’acciaio, Yattaman e tutta quella meravigliosa ferraglia targata Japan anni 70 e 80. Marco, al solo sentire di spade rotanti e alabarde spaziali si illumina e capisco di avere terreno fertile.

Torno su YouTube, questa volta con sguardo attento, e glieli “presento”, con tanto di sigle. Sentendo la vittoria in tasca, mi ricordo di avere anche un disco di cover realizzato dagli Amici di Roland, un gruppo torinese che rieditava le canzoni dei cartoni animati degli anni 70, 80 e 90. Lo rispolvero e lo porto in macchina. Pochi giorni dopo partiamo per un viaggio abbastanza lungo e decido di allietare l’abitacolo con le canzoni dei Super Eroi (così le conoscono Marco e Giovanni). Tutto fila liscio per le prime tracce e anche io e mia moglie, in pieno revival infantile, cantiamo a squarciagola, senza nemmeno renderci conto di quello che dicono i cantanti, in fondo quelle canzoni le conosciamo da venticinque anni. L’entusiasmo è alle stelle e i piccoletti vogliono sentire ancora tutto il disco. Niente di più facile, seleziono “play all” e la discoteca a 4 ruote riparte.

Ora cantano anche Marco e Giovanni e, mentre le note di Mazinga aleggiano per la macchina, per un attimo ascolto veramente il disco e, dopo anni, mi accorgo che il controcanto recita più o meno “venite qui se avete coraggio che Mazinga vi fa un c… cosìììììì aha aha aha!”. Forse far conoscere a miei figli Mazinga Z tramite una band del sottobosco musicale torinese degli anni 90 non è stata una grande idea. E forse nemmeno i Power Rangers sono poi così male, nella loro sigla non si capiscono le parole.

 

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