Marco, Giovanni, Gigivì e il Duomo

Ho una grande fortuna; ad entrambi i miei bambini piace molto leggere. A casa abbiamo tonnellate di volumi di Pimpa (riguardo alla quale qualcuno un giorno dovrà spiegarmi perché, per il cane col morbillo e gli altri personaggi della saga, …Leggi tutto

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Ho una grande fortuna; ad entrambi i miei bambini piace molto leggere. A casa abbiamo tonnellate di volumi di Pimpa (riguardo alla quale qualcuno un giorno dovrà spiegarmi perché, per il cane col morbillo e gli altri personaggi della saga, la grammatica è un’opinione); Marco per anni ha dormito col pupazzo di Giulio Coniglio e pochi giorni fa si è addormentato confidandomi che sperava di incontrare di persona Geronimo Stilton. Anche Giovanni, di natura molto più “movimentato” rispetto al fratello, a poco più di due anni ha già un grande amore per i libri, comincia a riconoscere le lettere del suo e dei nostri nomi e ripete di continuo, come fosse il suo mantra: “Mi leggi una storia?”.

Sommando a questo il fatto che, mea culpa, io stesso ho realmente scoperto la mia bellissima città solo quando, avevo 21 anni, la mia fidanzata venne a trovarmi dalla sua Toscana e mi dovetti improvvisare Cicerone (e faccio presente che ancora Wikipedia non esisteva!) ho sempre cercato di fargli conoscere il luogo in cui vivono portandoli a scoprire anche angoli meno noti o provando a trasferire loro la curiosità di capire anche cosa si nasconda nei musei, nei palazzi e nelle tante vie che ogni giorno percorrono.

Quando meno me lo aspettavo, in mio aiuto è arrivato un drago. In ufficio ho notato una collega che sfogliava un libro illustrato dedicato al Duomo di Milano; il tratto mi sembrava divertente e mi sono fatto spiegare di che cosa si trattava. È la storia della più importante cattedrale Lombarda raccontata a due bambini da uno dei draghi che lo adornano e che, solo per i due piccoli protagonisti prende vita e li porta a conoscere le tante storie, spesso dimenticate o date per scontate, legate al Duomo.

Tornando a casa ho fatto tappa proprio al bookshop del Duomo per comprarlo e, dopo aver tristemente constatato che nonostante la particolarità del libro non era nemmeno esposto, sommerso da milioni di guide in qualunque lingua, l’ho comunque chiesto ed ottenuto e portato a casa ai miei piccoli lettori.

Prima di cena abbiamo cominciato a leggere le prime pagine e in pochi momenti Marco e Giovanni, ma anche io e mia moglie, eravamo rapiti. Gigivì, questo il nome del draghetto, era riuscito nel non facile compito di trovare un argomento e un modo di raccontarlo che aveva appassionato tutti i lettori di casa, dai 2 ai 38 anni.

La lettura è continuata quasi tutta di un fiato fino all’ora di andare a letto e, con ancora in mente i doccioni (e scoprendo finalmente perché si chiamano così), le vetrate e i tanti animali, tutti con un significato, sparsi per il Duomo andammo a dormire.

La storia, pensavamo io e mia moglie, è bella, ma molto difficile per i bambini, chissà che cosa ne avranno capito. La risposta è arrivata qualche giorno dopo; Marco andava in gita con la scuola a vedere la mostra di Picasso in corso a Palazzo Reale; finita la visita, trovandocisi davanti, le maestre decidono di entrare nel Duomo con i bambini e il mio piccolo Cicerone (lui sì, cosciente della sua città prima della visita della fidanzata ventenne) comincia a raccontare ai suoi compagni dei gufi nascosti nelle porte e dei passaggi segreti usati nel passato. La maestra si incuriosisce e gli chiede: Bravo, ma a te chi le ha raccontate tutte queste cose? E lui, come se fosse ovvio: “ Me le ha dette Gigivì”

Morale 1: Mai sottovalutare le capacità di un bambino interessato a quello che gli racconti

Morale 2: Anche se ora esistono Google e Wikipedia, non aspettate che arrivi in visita la vostra fidanzata per scoprire le cose belle che vi circondano tutti i giorni.

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