L’Offensiva del Tet e la battaglia dei canarini

E dunque, dopo i pesciolini rossi Ugo, Elena e Luigino, cui si sono aggiunti nel frattempo anche Acqua e Olio, è scoccata l’ora di Leon e Matilda, due pennuti che la nonna paterna ha portato di soppiatto …Leggi tutto

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E dunque, dopo i pesciolini rossi Ugo, Elena e Luigino, cui si sono aggiunti nel frattempo anche Acqua e Olio, è scoccata l’ora di Leon e Matilda, due pennuti che la nonna paterna ha portato di soppiatto in casa Papi, un mese prima del santo natale, per l’irrefrenabile gioia dei nipotini. Naturalmente, nel vedere con quanto entusiasmo mio figlio maggiore, quello che ci dà più preoccupazioni, ha accolto i due nuovi ospiti, anche un cuore indurito come il mio ha provato un inspiegabile modo d’affetto per quelle povere bestiole costrette in una gabbia addobbata con un’altalena gialla e un piccolo contenitore pieno d’acqua, mi auguro, del sindaco. Benissimo, dico io.

Ma il problema, come si suol dire, è politico. Attiene cioé a quella materia vischiosa che è la contrattazione tra figli e genitori, la quale – come nelle relazioni sindacali – non può essere mai troppo sbilanciata a favore di una parte. E dopo? E se mia figlia mi chiederà un doberman – che ovviamente saremo noi a portare a defecare un paio di volte al dì – che cosa farò? Le dovrò regalare un bassotto, per dare a me stesso e a loro, le carogne, l’illusione di non aver capitolato? E dopo, quando entrerà di soppiatto in casa la Ui, con quale autorità potrò spiegar loro che quella roba in casa nostra non può entrare? La verità, in fondo, è semplice: se per gli americani in Vietnam l’inizio della fine fu l’Offensiva del Têt, per gli equilibri di casa Papi la battaglia chiave è stata giocata coi genitori in contumacia, con due  canarini lanciati sui nemici come proiettili di Ak47.

 

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