Lettera a una figlia lontana

Mia figlia Virginia, una delle mie figlie, ha quasi 17 anni; da due mesi circa sta vivendo un’esperienza interculturale in un’altra nazione con AFS, lontanissima anni luce dalla nostra Italia, una nazione, la Republica Dominicana, che lei ha scelto …Leggi tutto

Mia figlia Virginia, una delle mie figlie, ha quasi 17 anni; da due mesi circa sta vivendo un’esperienza interculturale in un’altra nazione con AFS, lontanissima anni luce dalla nostra Italia, una nazione, la Republica Dominicana, che lei ha scelto per curiosità, vicinanza, forse opportunità.

Una figlia ancora piccola ma a suo modo grande, una figlia che ha sempre assaporato in casa il gusto dell’altro, del diverso, dello scambio come opportunità e non solo fatica. Ma adesso è sola, veramente sola in un continente, in una nazione lontana che ride ogni giorno dei nostri equilibri, delle nostre sicurezze, delle certezze che quotidianamente contengono le nostre ansie.

Io sbircio, a volte da solo e a volte con mia moglie e gli altri fratelli, le sue foto che con regolarità posta su facebook, o irregolari frammenti visivi inviati con un blackberry comprato sul posto. Poche, solo due, le conversazioni dirette attraverso l’utilissimo skype, che ci hanno visto però scambiarci solo qualche idea, maggiormente l’emozione di uno sguardo non mediato dai testi di un pc.

Ho provato due o tre volte ad esprimere ciò che mi sta muovendo la sua esperienza scrivendogli frammenti di sentimenti, qualche consiglio, rassicurazioni paterne, stupore per le sue capacità.

Che dire? Il suo mondo da lontano appare così simile ad una telenovela sudamericana, ad un’operetta dai contrasti così forti e intensi. Tra cibo colorato, nubi che si rincorrono, cani un po’ scheletrici, assenza di legalità e tutta quell’abbondanza di “forme” femminili, spero che lei mantenga quell’equilibrio che l’ha sempre contraddistinta, che permanga un suo sguardo curioso ma critico, che non svenda mai le sue idee sul rispetto per gli altri, su solidarietà e responsabilità innanzi a tutto. Da lontano, in tutto quel pullulare di unghie laccate, vestiti alla moda isolana e pose musicali rimangono impressi i visi così freschi di giovani donne trattate ancora come forse una volta da noi: nessuna può/deve pagare per qualsiasi consumazione o acquisto, meglio girare accompagnate, e un’attenzione al proprio corpo quasi maniacale.

Mi scrive sorridendomi da lontano che “sembra tutto sempre una festa ma in realtà ci sono tantissimi lati di questo posto pericolosi, spaventosi e che mettono timore!! Ce la sto mettendo tutta per essere sempre educata e nello stesso tempo cercare di fare le stesse cose che fanno loro … cercare di essere più dominicana possibile anche se spesso non è così facile!! Mi manca spesso parlare italiano e riuscire a dire tutto ciò che voglio e che provo.. vorrei tanto che vedeste voi, di prima persona com’è questo posto meraviglioso! con le parole è quasi impossibile spiegare e descrivere come mi sento e dove sto vivendo!! È un mondo completamente diverso … vale la pena viverlo perchè è fantastico … mi sono innamorata di questo paese!!”  Bastano queste frasi per dare un senso compiuto al mio spiegarmi; c’è tutto il sapore di un’esperienza forte e che ti cambia dentro, che ti fa crescere e misurarti coi tuoi limiti, con le tue capacità, ma che d’altro canto ti fa scoprire che il mondo reale non si esaurisce intorno al giardino di casa.

Così, mentre l’autunno inizia a fare capolino coi suoi colori tra il giallo ed il rosso e i primi freddi, lei risplende a suo modo nel calore del sole caraibico, un po’ anche per tutti noi.

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