Leon, Matilda e il pesce rosso

Ho due figli, un loft, una vespa vintage, una compagna e tre pesci rossi, di cui uno, Luigino, non è rosso, ma nero come il carbone, con due occhi sporgenti come quelli di Martin Feldman. Di queste tre creature, che …Leggi tutto

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Ho due figli, un loft, una vespa vintage, una compagna e tre pesci rossi, di cui uno, Luigino, non è rosso, ma nero come il carbone, con due occhi sporgenti come quelli di Martin Feldman.

Di queste tre creature, che vivono in una palla di vetro, si occupa Leon, il mio primogenito, tre anni e mezzo, al quale abbiamo insegnato a prendersene cura con almeno un briciolo dell’amore con cui noi ci siamo presi cura di lui. Se dovessi scegliere una colonna sonora che possa accompagnare e scandire la sua esistenza sceglierei Vedrai,  di Luigi Tenco, al quale – mi sembra – assomigli per bellezza e ombrosità. Tutto il contrario della secondogenita, Matilda, un anno e mezzo, anche lei ricciola come Napo Orso Capo, ma – a differenza di Leon – bionda, solare, sorridente ma, come la mia compagna, decisamente nervosetta.

Il che si traduce sovente – dopo le nottate insonni – in un moltiplicatore dell’isteria familiare e al contempo del cemento che ci lega tutti insieme in un abbraccio malato e sublime. Mi capita poi spesso che qualcuno mi rinfacci la mia (presunta) preferenza per il primogenito, al quale ho persino insegnato, in uno slancio pedagogico che potrebbe ritornarmi utile tra qualche anno, a disporre con ordine tutti i pezzi sulla scacchiera. Hanno ragione. Se il numero dei pannolini cambiati nel primo anno di vita sono una spia del bene che un genitore ha voluto a un figlio non ci sarebbe battaglia. Il fatto, cara Matilda, è che con le donne sono sempre stato  piuttosto lento. Ma quando mi conquistano – come sta accadendo – non ce n’è più per nessuno.



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