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La riunione di classe…e quella di condominio

Ci sono poche cose che fiaccano la resistenza umana come le riunioni di condominio; una di queste è la periodica riunione di classe dei genitori

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Ci sono poche cose che fiaccano la resistenza umana come le riunioni di condominio; una di queste è la periodica riunione di classe dei genitori. Le due hanno però enormi differenze; se la prima è anche l’occasione in cui molti sfogano rabbie e frustrazioni quotidiane trasformandosi da timidi impiegati d’ufficio, remissivi funzionari o gentili commesse in furiosi paladini della divisione millesimale e sarebbero pronti a sbranare il vicino del primo piano nel caso in cui parcheggiasse senza diritto nell’area comune dei box, nella seconda tutti devono sorridere, essere gentili e fingere entusiasmo, devozione, coinvolgimento e apprensione in parti uguali.

Se pensate che nel giro di pochi giorni io ho avuto tanto la riunione di condominio (alla quale sono sopravvissuto nonostante furiose diatribe circa l’opportunità di installare telecamere nei box e, dopo la mezzanotte, abbia seriamente pensato di chiamare la polizia ritenendo di essere vittima di sequestro di persona operato a mezzo amministratore di condominio), quanto la riunione di classe dei genitori dell’asilo nido che frequenta Giovanni e, come una ciliegina sulla torta, anche quella della scuola elementare che frequenta Marco, capirete che la mia sia stata una settimana decisamente provante ma, al contempo, ricca di spunti per questa pagina.

Fra le riunioni scolastiche la prima è stata quella dell’asilo. Approfittando della presenza dei nonni in visita abbiamo partecipato sia io sia mia moglie (un tempo le uscite erano al cinema o al ristorante…ora all’asilo per la presentazione del programma di raccordo con la materna, ma vabbè, i tempi cambiano e noi ci scherziamo chiamandole “fughe d’amore”). L’inizio è stato alquanto tranquillo; la maestra di Giovanni è la stessa che aveva Marco e ormai siamo amici, quindi abbiamo cominciato a chiacchierare del più e del meno, fino a che non è arrivata la seconda mamma che ha ributtato tutti noi nel nostro ruolo facendo scoppiare la prima bomba: suo figlio è uno dei 7 con la varicella nella classe.

Da lì si sono alternati racconti sulle malattie esantematiche non solo dei bambini, ma anche di amici, parenti e conoscenti, dissertazioni sull’efficacia del talco mentolato e consigli sparsi si come non far grattare il pruriginoso infante. Praticamente una conversazione irrinunciabile. Una volta che sono arrivati tutti i genitori è cominciata la riunione. Sul muro passavano in loop immagini dell’anno scolastico dei nostri bambini intenti nelle attività scolastiche a noi sconosciute e come un gruppo di ebeti, ciascuno di noi alternava momenti di sorrisetti a visibile fastidio se il proiettore rimandava immagini di bimbi che non erano nostri.

Condotti nel limbo con questa doratura di pillola siamo ci siamo poi tuffati nella riunione vera e propria. Prima domanda: Capisco il piacere di farci provare le sensazioni che provano i nostri figli a scuola, ma è necessario anche sedersi sulla stessa sedia in cui si siedono loro? Giovanni non ha ancora 3 anni, è alquanto minuto ed è alto 90 centimetri o poco più. Io ho da tempo passato i 37 anni, peso 72 chili e a confronto del mio secondo genito sono uno dei Watussi. Magari la prossima volta impieghiamo parte della retta del Nido per comprare uno straccio di sedie Ikea a misura di adulto, grazie. Seconda domanda: Perché davanti alle maestre (età media 23 anni, figli pro capite medi 0) madri e padri di almeno 3 pargoli dimostrano un’insicurezza ed un’inettitudine degna di nota? Giuro che ho visto madri disperarsi ed arrivare alle soglie del pianto e della crisi isterica perché avevano scoperto che i bambini a scuola non usavano le tempere, ma i pastelli a cera mentre a casa, loro, novelle Medea, concedevano o addirittura (ORRORE!!) consigliavano ai bambini di usare pennelli e tempere cosa che, di certo, avrebbe fatto dei figli pericolosi serial killer non appena giunti alle soglie della pubertà.

Dopo essere stati edotti di quello che sarebbe stato il progetto didattico scelto per accompagnare i Giovanni e i suoi compagni nel passaggio dal nido alla materna siamo poi giunti al momento della verità. Tremenda scoperta: ai bambini, durante i pasti, viene data…l’acqua del rubinetto.

Sdegno e ribrezzo si sono dipinte sulle facce delle 20 madri presenti che, a costo di rinunciare a mangiare esse stesse, non hanno mai permesso che il loro figlio bevesse meno che Acqua di Fonte imbottigliata a 2.000 metri di quota e venduta a 2.000 euro a litro.

Mentre ripercorrevamo con la mente le tante immagini dei nostri figli che bevevano sudati e sorridenti da qualunque fontanella comunale, io e mia moglie ci guardavamo complici; probabilmente siamo gli unici genitori degeneri della classe che danno ai propri figli l’acqua del rubinetto anche a casa.

Ecco, adesso lo sapete. Se diventeranno dei serial killer portate al giudice questo scritto. Servirà quantomeno a fargli avere le attenuanti generiche.

Della riunione della classe di Marco vi parlerò una prossima volta.

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