La difficile arte di trovare la baby sitter giusta

Ne sono fermamente convinto; scegliere il candidato giusto alle primarie, l’Amministratore Delegato di una multinazionale o il Presidente degli Stati Uniti è infinitamente più facile che trovare una brava baby sitter o, quantomeno, una della quale la tua compagna …Leggi tutto

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Ne sono fermamente convinto; scegliere il candidato giusto alle primarie, l’Amministratore Delegato di una multinazionale o il Presidente degli Stati Uniti è infinitamente più facile che trovare una brava baby sitter o, quantomeno, una della quale la tua compagna si fidi. Se a questa naturale ritrosia materna sommate anche il carico da 90 di sensi di colpa che nonne, amiche, parenti e conoscenti aggiungono con frasi del tipo: “Ah, davvero l’hai trovata? E ti fidi? Che fortuna! Io però preferisco non lasciarlo ad estranei, non si sa mai cosa potrebbe capitare” potrete ben comprendere la soddisfazione immonda che ho provato quando, dopo 6 anni abbondanti dalla nascita di Marco, siamo finalmente riusciti a trovare qualcuno a cui lasciare lui e Giovanni e, udite udite, concederci ben due ore per prendere un aperitivo in un locale.

Va detto che il percorso precedente era stato alquanto travagliato e che la moria di baby sitter o aspiranti tali passate dalla nostra famiglia era stata paragonabile solo a quella dei moscerini che nei mesi estivi si schiantano sui fari delle auto in corsa. Nell’ordine abbiamo avuto:

a) una baby sitter che dopo averci dato la sua disponibilità a tenere i marmocchi in concomitanza con una mia importante cena di lavoro, 48 ore prima è sparita nel nulla non rispondendo a messaggi e telefonate e costringendoci a richiamare in urgenza la disponibile nonna che, però, era a 400 chilometri di distanza. Non abbiamo comunque mai visto la Sciarelli lanciare appelli per la baby sitter di cui sopra, ergo immaginiamo sia ancora viva.

b) Una seconda baby sitter che, dopo averci dato anch’ella disponibilità, ha poi dovuto ritrattare perché collaborava, sia pur saltuariamente, con la struttura dove andavano a scuola i miei figli (a nulla è valso mettere in evidenza che non si occupava scolasticamente né di Marco né di Giovanni, la direttrice scolastica è stata più irremovibile della signorina Rottermeier quando sosteneva che Clara e Heidi non potessero andare a trovare il nonno in montagna)

c) Una terza baby sitter che, dopo aver dato la sua disponibilità, scopre di volersi trasferire a vivere col suo fidanzato…a 300 chilometri da Milano (ma porcaccia miseriaccia, proprio io devo beccare i fidanzati di Peinet?????).

Visti questi precedenti, quando Lucia, una nostra cara amica, si è offerta di tenere Marco e Giovanni in caso di necessità, abbiamo colto la palla al balzo. Come da manuali pedagogici abbiamo prima fatto in modo che il terzetto si affiatasse chiedendo alla nostra amica-baby sitter di venire a casa a giocare con loro in nostra presenza per poi fare il grande salto e lasciarli da soli (sia pure con l’ausilio di un cartone animato e il conforto della loro cena preferita) per andare a bere qualcosa solo io e mia moglie.

Ovviamente abbiamo passato le due ore con una strana sensazione, da un lato eravamo quasi euforici, dall’altro ci sembrava di avere marinato la scuola. Tornati a casa tutto era tranquillo e pochi giorni dopo, abbiamo deciso di sfidare la fortuna e lasciare che non solo cenassero, ma fossero messi a letto dalla amica baby sitter. Tutto sembrava andare liscio fino al momento in cui, già con le giacche addosso, abbiamo salutato. La nostra paura era Giovanni, il più piccolo dei nostri figli; ecco, a scoppiare in lacrime fu Marco. Troncammo sul nascere i sensi di colpa, decidemmo che non sarebbe morto di baby sitter e andammo via comunque.

Alla prima telefonata di controllo Marco era ancora arrabbiato con noi, Giovanni guardava serenamente un cartone e la baby sitter era viva. La nostra serata passò liscia, salvo il controllo ansioso del cellulare ogni 15 minuti per vedere se arrivassero messaggi con richiesta di aiuto. Verso le 22,30 provammo a scrivere noi, chiedendo notizie. Arrivò il seguente messaggio: “Marco è ancora un pochino arrabbiato, dice vi chiarirete domani mattina. Adesso è nel suo letto, sto cercando di convincere anche Giovanni.” COSA????? ANCORA SVEGLI????? MA SE ALLE 21 SONO SEMPRE A LETTO!!!!

Con la netta sensazione di aver compiuto un grave reato e sentendoci già braccati dagli assistenti sociali, tornammo a casa alla velocità della luce trovando Giovanni nel letto assieme a Marco, Marco seraficamente dormiente e la nostra amica baby sitter che pazientemente leggeva il 356esimo libro alla coppia. Mentre il fratello maggiore continuava dormire, Giovanni ci regalò un sorriso enorme e disse: “Avete visto? Dormiamo insieme, è bello. Quando torna Lucia da noi?” e mentre lo diceva schioccò un bacio enorme sulle guance di Marco che, risvegliandosi dal torpore, sorrise anche lui. Erano contenti, e lo eravamo anche noi.

Perché sapevamo di aver trovato la persona giusta, perché abbiamo realizzato che due genitori possono anche uscire senza doversi affatto sentire in colpa e perché, se i bambini vanno a letto più tardi una volta ogni tanto, questo non farà di loro dei serial killer.

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