Il terzo figlio, la ciliegina sulla torta

Lo confesso: sono un padre di ritorno. Mi spiego meglio. Ho due figlie che sarebbero la gioia di ogni padre. Bravissime, studiosissime e, secondo me, anche bellissime (tutte la mamma, lo so, sono il primo a dirlo). Quando la Seconda …Leggi tutto

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A small child sitting on a man's shoulders to watch the racing on Derby Day, 7th June 1997. (Photo by Steve Eason/Hulton Archive/Getty Images)


Lo confesso: sono un padre di ritorno. Mi spiego meglio. Ho due figlie che sarebbero la gioia di ogni padre. Bravissime, studiosissime e, secondo me, anche bellissime (tutte la mamma, lo so, sono il primo a dirlo). Quando la Seconda ormai era in grado di portare fuori il cane da sola, di andare a fare piccole commissioni e quasi non aveva più bisogno della presenza fissa della tata in casa, ecco qua. È arrivato lui, il Piccolo. Un inaspettato e straordinario ciclone che, ormai quasi cinque anni fa, ha investito le nostre vite. Quella di sua madre, innanzitutto.

Ma Mamma dopo i primi giorni di panico ha iniziato a sorridere e a dichiarare a tutti: pensa che fortuna, restare incinta alla mia età in modo naturale, con tutte le donne che fanno i salti mortali per restare incinta! E tanto ha fatto che ci ha convinti: il Piccolo, che tutto sommato era un imprevisto, sarebbe stato la ciliegina sulla torta della nostra vita familiare. E lo è. Anche se la Prima e la Seconda hanno dovuto mettere al sicuro le loro cose dal ciclone, per i primi tre anni. Anche se lui fa di tutto per provocarle e loro qualche volta si sentono trascurate. Anche se per otto mesi abbiamo smesso di dormire. Anche se abbiamo dovuto prolungare il contratto alla tata e comprare una macchina più grande.

Ricominciare tutto daccapo non è stato facile. E anche adesso, ogni tanto, mi sorprendo a pensare a quello che potremmo fare se fossimo genitori solo di due ragazze ormai maggiorenni. Poi incrocio i suoi occhi verdi (tutto la mamma, lo so) e mi sento felice. Papà, giochi con me? A qualsiasi ora del giorno (o della notte) mi incroci. E quando noi due cominciamo a giocare, tutto il resto del mondo non esiste. Perché noi padri di ritorno abbiamo i capelli bianchi, ma ne abbiamo guadagnato in consapevolezza. Quando la Prima e la Seconda erano come il Piccolo, io e la Mamma eravamo molto più coinvolti dal lavoro. Insomma, la loro infanzia ci è scivolata via tra le mani senza che ce ne rendessimo conto. Con lui invece è tutta un’altra storia.

E sabato, se il tempo lo permette, abbiamo un impegno molto importante: si va al parco a imparare ad andare in bici senza rotelle. Io, padre di ritorno, e il mio Piccolo teppista biondo.

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