I nonni e Skype

Questa volta il figlio di cui vi parlo, almeno il primo, sono io. Mio padre non è mai stato un grande amante della tecnologia. Pur essendo affascinato da quegli strani aggeggi che risolvevano problemi e permettevano cose improbabili, li ha …Leggi tutto

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Questa volta il figlio di cui vi parlo, almeno il primo, sono io. Mio padre non è mai stato un grande amante della tecnologia. Pur essendo affascinato da quegli strani aggeggi che risolvevano problemi e permettevano cose improbabili, li ha sempre guardati con sospetto. Per farvi un quadro esaustivo del soggetto, sardo nel midollo e quindi gloriosamente e irremovibilmente testardo, non sono mai riuscito ad insegnargli l’uso del videoregistratore al quale, peraltro, continua a dare la colpa ogni volta che saltano i canali o l’antenna televisiva ha problemi di ricezione.

Visto l’antefatto, capirete il mio stupore quando per il suo settantesimo compleanno ha deciso che l’unico regalo che voleva era un computer portatile. Dopo essermi consultato con i miei fratelli, decidemmo di assecondare il suo desiderio, con un misto di curiosità e terrore per come si sarebbe tuffato nel mondo digitale.

Chiaramente, essendo il più piccolo di casa e l’unico che lavora nel mondo Internet toccò a me sia scegliere l’hardware, sia configurare il software; casella di posta elettronica inclusa (per mio padre poco importa se non sono un programmatore e mi occupo di pubbliche relazioni; lavoro per un’azienda internet e quindi, di default, per lui vuol dire che sono un esperto…). Alcuni miei colleghi ricordano ancora con ilarità le lunghissime telefonate di assistenza a distanza con cui gli spiegavo come scrivere un messaggio, allegare un file o spedire un’email; ma anche grazie all’assistenza ravvicinata di mia nipotina, alla fine riuscì ad essere autonomo.

Alcune cose rimangono e rimarranno immutabili (ad esempio, prima di mandare un’email ne scrive una copia su un foglio word, come se stesse usando una macchina da scrivere), ma ammetto di essere piuttosto orgoglioso del risultato e di sentirmi in qualche modo sdebitato per come lui mi ha insegnato a nuotare, sciare o andare in bicicletta. Mio padre sostiene di non saper fare nulla di questo; ma in fondo per me era un adulto e quindi, di default, un esperto (come vedete i geni non sono acqua).

Il livello 2.0 del rapporto di mio padre con la tecnologia si chiama Skype. Un giorno, mentre ero in ufficio, vidi comparire fra i miei contatti il suo nome e cognome; dopo aver verificato che non si trattava di un hacker, telefonai per capire se mi trovassi in un sogno, se a casa dei miei si fossero materializzati dei tecnici della NASA o cos’altro.

Allegro e tronfio come poche volte l’ho sentito in 37 anni, mi rispose proprio il tecno genitore, prima ancora che potessi proferire verbo disse: “Senti, modestamente ho scaricato nel computer quella cosa per fare le videochiamate” – MIO PADRE HA DETTO “SCARICATO E NON PARLA DI CASSE DI FRUTTA”?? MIO PADRE HA DETTO “VIDEOCHIAMATE”????) Forse in effetti sto sognando…. – “Stasera io e mamma vi chiamiamo, così vediamo i bambini”. Avendo finalmente capito lo scopo ultimo di tutto quel fanatismo per il computer, sorrisi e mi preparai alla prima videochiamata fra i miei genitori e i miei figli.

Prima del bip di Skype a casa squillò il telefono. Mio padre voleva essere sicuro di come fare e quindi lo guidai passo passo verso la sua prima videochiamata. Clicca qui, scegli “videochiama” e cose simili. Pochi secondi e lo schermo si accese riproducendo sulle prime un’immagine quantomeno esilarante; mio padre e mia madre che guardavano nello schermo, ma non fidandosi delle possibilità di quella scatola nera davanti a loro, continuavano comunque a parlare nel telefono. Convinti a poggiare la cornetta, gli si aprì (e ci si aprì) un mondo. Marco e Giovanni erano entusiasti di vedere i nonni nel computer e, per festeggiare, gli ballarono davanti 20 minuti consecutivi facendogli vedere tutti i passi della baby dance che avevano imparato in vacanza. I miei genitori erano in estasi, gli brillavano gli occhi ed erano la pura espressione della felicità. Io, tornato padre dai miei panni di figlio, mi misi in disparte a guardarli e capii che mai nessun regalo fu più azzeccato di quello che mio padre aveva scelto per il suo settantesimo compleanno.

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