Famiglia allargata 2.0

Ho 5 figli italiani, una figlia francese, una thailandese ed una cilena. Mio figlio Gabriele ha anche un papà e un fratello americani; il secondo, Lodovico, ha un padre, una madre e un fratello indiani mentre Consolata, l’unica figlia femmina, …Leggi tutto

Ho 5 figli italiani, una figlia francese, una thailandese ed una cilena. Mio figlio Gabriele ha anche un papà e un fratello americani; il secondo, Lodovico, ha un padre, una madre e un fratello indiani mentre Consolata, l’unica figlia femmina, vive con una mamma e due sorelle a Rio de Janeiro.

Siamo una famiglia serena e, devo ammettere, il merito di tutto è in gran parte di mia moglie Paola.

Quando cinque anni fa Gabriele espresse l’interesse a trascorrere all’estero qualche mese della sua vita di studente, avendo visto chissà dove la presentazione dei programmi di scambio di Intercultura, mi è sembrato bello che un adolescente esprimesse la voglia di fare qualcosa di diverso. Il grande rischio dei ragazzi del 2012 è l’omologazione e l’appiattimento dei desideri e delle speranze: non è un rischio diverso dalle generazioni precedenti, ma oggi per i giovani trovare uno spazio personale nella vita mi sembra più complesso.

Così abbiamo cercato di appoggiare la sua voglia, nello scetticismo di molti, amici (ma chi te lo fa fare?) e insegnanti (un anno perso di matematica non si recupera più!): invece un anno di apertura ad un’altra cultura, ad un diverso modo di vivere, ad una nuova indipendenza, alla scoperta di sé, non poteva essere una perdita di tempo ma certamente un’opportunità.

Lodovico e Consolata hanno seguito le orme del fratello (le belle esperienze lasciano sempre una traccia), ma ogni volta è aumentato il gusto di incontrare realtà nuove e diverse. E così un anno fuori di casa a 17 anni, stando comunque nel calore di una famiglia e studiando (con la grande fatica della lingua), sta facendo crescere i nostri figli in modo fenomenale. E penso sia stato lo stesso per le nostre 3 “figlie aggiunte” che in questi anni hanno trascorso molti mesi nella nostra casa.

Oggi, in pochi anni, trascorrere qualche mese o un anno all’estero è diventato molto più abituale e ciò non può che darmi un grande ottimismo per il futuro: incontrarsi e conoscersi abbatte le diffidenze e i razzismi ed è la base del progresso e della pace. Spero che la generazione dei miei figli saprà fare meglio di quanto abbiamo fatto noi.

 

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