Un brindisi al ribelle

Avevo un invito per un ricevimento a Roma, giusto una settimana fa: si festeggiava, in un hotel un po’ fuori città, la festa nazionale del Montenegro, la sesta da quando il paese ha ritrovato la sua indipendenza (brutalmente cancellata dopo …Leggi tutto

Avevo un invito per un ricevimento a Roma, giusto una settimana fa: si festeggiava, in un hotel un po’ fuori città, la festa nazionale del Montenegro, la sesta da quando il paese ha ritrovato la sua indipendenza (brutalmente cancellata dopo la prima guerra mondiale, che pure aveva concluso fra i vincitori).

All’epoca, per essere onesti, io ero fra quelli che storcevano un po’ il naso, adducendo motivazioni anche logiche e valide – una secessione fuori tempo massimo, a quindici anni dalla disgregazione della Jugoslavia; l’evidente carenza di massa critica di uno stato neanche troppo piccolo, ma ricco più di pietre che di esseri umani – ma pensando forse, inconsciamente, che il Montenegro non poteva realmente intrufolarsi nella geografia, giacché esso appartiene alla storia e alla leggenda: due ambiti che peraltro fra gli slavi del Sud si intersecano di continuo. E d’altronde è difficile anche per gli storici capire quali battaglie siano state davvero combattute, e quando sia nata in realtà la mitica indipendenza montenegrina, difesa e garantita da guerrieri dai piedi di capra, inafferrabili e imbattibili fra le loro montagne per qualsiasi esercito turco.

In ogni caso, le obiezioni che ponevo sei anni fa sono valide tuttora: eppure il Montenegro continua ad esserci e a volare, come il calabrone di quel detto notissimo e scorretto. E io purtroppo mi sono perso un ricevimento in cui avrei incontrato donne belle e altissime e uomini cordiali e ugualmente giganteschi, perché secoli di vita fra le rocce hanno selezionato una stirpe curiosamente imponente: però ero a centinaia di chilometri di distanza e impegnato col lavoro, non c’era possibilità di agire diversamente.

La sera di lunedì, sicché, mentre a Roma si celebrava (stranamente la sera del 9, mentre la ricorrenza è il 13 luglio), io festeggiavo il compleanno di mia sorella a Bologna. E non mi è venuto in mente di dedicare al Montenegro, almeno mentalmente, uno dei calici sollevati. All’eterno ribelle, avrei dovuto dire: ribelle alla storia, perché volle essere libero quando tutti erano turchi; ribelle alla geografia, perché dove tutti avrebbero messo delle spiagge, il Montenegro ha delle montagne; e perfino ai voleri e alle blandizie dei potenti del mondo, giacché è rimasto serbo quando questo significava prendersi le bombe e le sanzioni, ed è voluto tornare indipendente quando nessuno desiderava più che secedesse.

Ma si sa come sono questi montanari: testardi. Passerò un’altra volta a festeggiarli.

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