Sovrapposizioni

Il 7 ottobre è una data molto significativa per ciò che riguarda la Russia moderna. Il 7 ottobre di sei anni fa, infatti, veniva uccisa a Mosca Anna Politkovskaja, giornalista che aveva dedicato i suoi ultimi anni e la parte …Leggi tutto

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Il 7 ottobre è una data molto significativa per ciò che riguarda la Russia moderna. Il 7 ottobre di sei anni fa, infatti, veniva uccisa a Mosca Anna Politkovskaja, giornalista che aveva dedicato i suoi ultimi anni e la parte principale del proprio lavoro a una missione difficile e scomoda per molti, in Russia: ossia quella di gettare luce sugli abusi e sui crimini dell’esercito federale e delle autorità locali e nazionali nella conduzione della guerra in Cecenia e della repressione anti-terroristica nella regione del Caucaso. In Occidente, soprattutto nei primissimi mesi dopo la sua morte (avvenuta in un momento di grave contrapposizione fra Russia e Stati Uniti-Nato; si ricordi anche il caso Litvinenko) la sua figura è diventata sinonimo di opposizione al “regime” di Vladimir Putin, con una lettura non del tutto corretta e certamente semplificatoria.

Il 7 ottobre è poi anche la data di nascita dello stesso Vladimir Putin, che dunque compie oggi 60 anni (ed è interessante vedere come gestirà la propria vecchiaia incipiente colui che ha fatto dell’energia e della forza il segno della propria azione di governo, e come tale vecchiaia verrà presentata dai gruppi di potere politico e mediatico che sostengono i siloviki).

Entrambe le date, in maniera diversa, rappresentano molto per la Russia odierna; ed è inevitabile che si richiamino alla mente a vicenda e che rievocando l’una si finisca per parlare anche dell’altra.

Altra cosa è invece scrivere, come fa la versione italiana di Wikipedia (ma non quella in lingua inglese):

È difficile stabilire con esattezza se quest’ultima sia semplice strumentalizzazione, disinformazione o più specifica russofobia; e in fondo non ha molto senso dibatterne. Viene però spontaneo domandarsi se la libertà di stampa e di informazione e il pluralismo, di cui l’Occidente dovrebbe andar fiero, siano compatibili con la vulgata monolitica e priva di dubbi (“colpa di Putin”: anche quando non è vero) che è la regola dei media europei e statunitensi quando si ha a che fare con la Russia. Ma soprattutto viene naturale chiedersi se la pratica dell’insinuazione propagandistica sia in fondo il miglior modo per omaggiare il coraggio di Anna Politkovskaja e il suo mestiere di cronista e testimone.

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