Papi dal mondo finito

Diciamolo subito: mi pare che scrivere d’altro sarebbe originalità fuori luogo, sicché parleremo effettivamente dell’argomento del giorno, ossia della rapida conclusione del conclave e dell’elezione del nuovo papa. Avrete sentito e letto tutti che la salita al soglio pontificio di …Leggi tutto

Diciamolo subito: mi pare che scrivere d’altro sarebbe originalità fuori luogo, sicché parleremo effettivamente dell’argomento del giorno, ossia della rapida conclusione del conclave e dell’elezione del nuovo papa.

Avrete sentito e letto tutti che la salita al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio (cui rivolgo il mio più sincero in bocca al lupo) è un evento rivoluzionario, che interrompe una serie di papi europei durata quasi 1300 anni, dalla morte cioè del siriano Gregorio III, avvenuta nel 741. All’epoca le cose stavano diversamente da oggi, ma forse neanche poi troppo: è vero che la massima autorità cristiana, quella con cui la Chiesa doveva fare i conti, era ancora uno Stato orientale – l’impero di Bisanzio, pur sempre romano di nome; anche se la furiosa lotta alle immagini sacre lo stava allontanando dall’Occidente e dall’ortodossia -, ma è altrettanto vero che i cristiani arabi, come Papa Gregorio, nascevano e operavano già in partibus infidelium, dato che la Palestina e la Siria erano cadute in mano islamica un secolo prima.

In un certo senso, tredici secoli fra pace e guerra non hanno cambiato moltissimo la condizione delle antiche Chiese di Antiochia, di Damasco, di Edessa, ecc.; ciò che è successo, semmai, è che nel corso dei secoli Roma si è andata dimenticando di quelle greggi disperse, mentre si concentrava sempre più sull’Europa, continente che al tempo di Gregorio III era ancora solo parzialmente e malamente evangelizzato. Oggi lo sguardo della Chiesa cattolica, universale, si sposta comprensibilmente anche più a Occidente, nelle terre del Mondo nuovo. Ciò, intendiamoci, è un bene e una necessità: ma mi sia lecito sperare che questa rivoluzione non nasconda ancora di più agli occhi di Roma i suoi travagliati fedeli arabi, figli primogeniti di quella che – non va dimenticato – resta pur sempre una religione orientale.

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