Multiculturalità

Mi è capitato una volta, ormai anni fa (per motivi che sarebbe complesso e lungo spiegare qui; ma non è escluso che prima o poi lo faccia), di promettere a quattro ragazze sarajevesi che avrei accettato l’Islam sunnita e che …Leggi tutto

Mi è capitato una volta, ormai anni fa (per motivi che sarebbe complesso e lungo spiegare qui; ma non è escluso che prima o poi lo faccia), di promettere a quattro ragazze sarajevesi che avrei accettato l’Islam sunnita e che le avrei sposate tutte e quattro. Un paio di loro erano anche cattoliche, fra l’altro; ma com’è noto la cosa non fa differenza alcuna, dato che l’uomo sono io e sarei stato musulmano. Richiesto su chi delle quattro sarebbe stata la prima moglie (questione non indifferente nel diritto islamico), indicai decisamente la ragazza biondo cenere dal viso dolcissimo, con la motivazione – oggettivamente molto sunnita – che era la più mite e obbediente.

In realtà, io preferisco di gran lunga l’islamismo sciita; trovo i sunniti, in questo affini ai calvinisti e ad altri protestanti, rigidi e ciechi, come se avessero dimenticato che la religione è in fondo una creazione umana. Dio no, se c’è, ma la religione sì. Questo però evitai di dirlo, e anzi in quella circostanza lo dimenticai: quando ci si confronta con altre culture e altre civiltà è bene farlo senza preconcetti, pronti anzi a comprendere e ad accettare il punto di vista degli altri.

Ero lì che mi beavo della mia apertura mentale quando una delle quattro mi domandò che ne sarebbe stato poi della mia ragazza di allora. Ribattei prontamente che a lei non sarebbe cambiato nulla: sarebbe restata la mia ragazza e tanto bastava.

E poi di certo, riflettei, di certo non mi faccio musulmano per interessarmi a quel che pensano le donne. Ma non dissi neanche questo.

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