E anche il cuore d’acciaio si fende in due

Saliamo verso il passo Semënovskij, dove inizia la meravigliosa strada per Diližan. La stessa strada che percorse Maksim Gor’kij nel 1928. La stessa che percorse mia zia Rachil’ Semënovna, sfollata da Odessa, nel 1941. Un episodio che non ha senso …Leggi tutto

Saliamo verso il passo Semënovskij, dove inizia la meravigliosa strada per Diližan. La stessa strada che percorse Maksim Gor’kij nel 1928. La stessa che percorse mia zia Rachil’ Semënovna, sfollata da Odessa, nel 1941. Un episodio che non ha senso menzionare in un libro di letteratura. Gor’kij è uno scrittore di fama mondiale, mentre mia zia e la letteratura non hanno nulla a che spartire: suo padre Semën Moiseevič faceva l’assicuratore, e in famiglia era ritenuto persona limitata e di scarso ingegno. Si diceva che la zia non potesse certo vantarsi dei successi ottenuti al liceo privato Lebenzon di Odessa. Pare inoltre che avesse ereditato dal padre l’idiosincrasia per l’algebra e la letteratura, e che non somigliasse affatto alla madre, Sof’ja Abramovna. Tutti, però, le volevano bene, perché era buona, affettuosa e non protestava mai. Non ebbe una vita facile – il marito, un economista, fu vittima innocente delle purghe del 1937 e morì alla Kolyma; il figlio Volodja, che – giovanissimo – teneva corsi di microbiologia all’università, venne arrestato e in prigione picchiato a morte dall’inquirente: non volle piegarsi a confessare di aver avvelenato alcuni pozzi; la figlia Nina, una ragazza dolcissima e molto bella, si tolse la vita il giorno in cui si laureò con lode alla facoltà di Chimica; il figlio minore, Jaša, cavalleggero, fu ucciso al fronte durante un attacco. E tutti i suoi parenti e amici rimasti a Odessa morirono di una morte tremenda nel villaggio di Domaneevka, dove i tedeschi trucidarono novantamila ebrei odessiti.

Il viaggio a Diližan di quella donna mite non ha nulla a che spartire con note di carattere letterario. Avrà pianto, alla vista della bellezza prodigiosa di questa strada fra i monti, ripensando alla sua vita, o invece, sorridendo tristemente, avrà trovato consolazione e speranza in tanta bellezza? Poco importa.

 

V. Grossman, “Il bene sia con voi!”.

 

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E nulla: appena passata la giornata della cultura ebraica, e in vista dell’assegnazione del Nobel per la Letteratura, mi pareva giusto citare questo passo da un libro che amo molto, di uno scrittore che va amato molto. Anche se ormai, a Grossman, il Nobel non possono più darglielo (ma è in numerosa, ottima compagnia).

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