Divagazioni

Prima ero lì che mi documentavo per questo post (su temi che in realtà non tratterò; vi basti sapere che sono finito sulla pagina di Wikipedia “Lista di astronauti musulmani”), quando – a causa probabilmente di un altro pezzo che …Leggi tutto

Prima ero lì che mi documentavo per questo post (su temi che in realtà non tratterò; vi basti sapere che sono finito sulla pagina di Wikipedia “Lista di astronauti musulmani”), quando – a causa probabilmente di un altro pezzo che sto scrivendo per tutt’altro motivo e che non ha nulla a che fare con questo blog – mi è venuto in mente un camionista bielorusso.

Non si tratta del camionista bielorusso come idea platonica; non siamo qui per fare della retorica socialista. Né, d’altra parte, sono in grado di svolgere una pur utile e interessante indagine sulla condizione degli auto-trasportatori della Russia Bianca (è un mondo a cui mi sento vicino e solidale, avendo in famiglia una lunga tradizione di camionisti).

Però no, quello cui mi riferisco è un singolo camionista bielorusso, anche se non lo conosco per nome e cognome; so tuttavia che viso avesse, e anche con che voce parlava (l’ho sentito mentre telefonava). Dormiva sul suo camion, nel parcheggio dello stadio Del Conero di Ancona; credo l’abbia svegliato qualcuno di noi che eravamo in partenza per Samp-Ancona, match clou di una qualche giornata di serie B, nella primavera 2003. Non so come, lo convinsero a lasciare lì il suo camion e a venire a Genova, a tifare per l’Ancona.

Credo fosse ubriaco.

Eravamo su pullman diversi, sicché lo rividi solo allo stadio. Notai che sosteneva con passione i biancorossi, e cantava! Ma non fui in grado di stabilire se avesse davvero imparato le parole dei cori. Poi perdemmo 2-1 – arbitraggio anche molto discutibile, potrei rimarcare, ma perché riaprire ferite vecchie di anni? – e lui dovette rispondere a una telefonata: non parlo il russo o il bielorusso, ma capii con bastevole certezza che in quel momento si stava giustificando del suo non essere ad Ancona sul proprio camion. Non so se sia riuscito; non saprei dire cosa sia Genova per lui e in generale per un autotrasportatore bielorusso, sicché taccio.

Poi siamo tornati a casa e lui era di nuovo ubriaco. Mi pareva anche felice, ma anche questo è difficile da dire.

Non mi ricordo più dove volevo andare a parare.

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