Cento anni in solitudine

A proposito di anniversari poco considerati, non so in quanti abbiano notato che quest’anno cade il centenario delle guerre balcaniche (per la precisione della prima). Eppure non si può giudicare quell’evento come secondario: non solo perché, com’è fin troppo noto, …Leggi tutto

A proposito di anniversari poco considerati, non so in quanti abbiano notato che quest’anno cade il centenario delle guerre balcaniche (per la precisione della prima). Eppure non si può giudicare quell’evento come secondario: non solo perché, com’è fin troppo noto, la fibrillazione nei Balcani fu una delle cause principali della Prima Guerra Mondiale (a sua volta gravida di innumerevoli conseguenze), ma anche perché l’alleanza – breve e fragile – degli stati balcanici ebbe il merito incontestabile di scardinare con forze proprie un giogo secolare che a suo tempo aveva terrorizzato il nostro continente e che ha perfino contribuito a dargli un’identità. Va ricordato infatti, anche se sembra impossibile, che ancora un secolo fa l’Impero Ottomano possedeva una fascia d’Europa non trascurabile, che dal sud della Bulgaria e dalla Tracia giungeva ad affacciarsi sull’Adriatico tra Antivari e l’Epiro. Fu l’alleanza fra Grecia, Serbia, Montenegro e Bulgaria, contro il parere delle grandi potenze europee – decise alla prudenza e alla difesa dello status quo – a sgombrare i turchi da quasi tutti quei territori, mostrando che i paesi balcanici non erano poi così arretrati e litigiosi, o non sempre, e che anche da soli erano in grado di governare e influenzare il proprio destino.

I bulgari arrivarono perfino a riprendersi Adrianopoli, nella prima fase della guerra, giungendo a una manciata di chilometri da Costantinopoli e dal sogno degli ortodossi; poi l’alleanza si guastò, degenerando in un tutti contro la Bulgaria, e i turchi poterono riconquistare la città, mettendo fine a quelle utopie bellicose e romantiche che li avrebbero voluti scacciati dall’Europa.

Ma questi sono dettagli di un conflitto minore che interessa al massimo gli specialisti: la cosa importante è che Filippo Tommaso Marinetti, che sul bombardamento di Adrianopoli ha scritto una cosetta furba, affascinante e famosa, conferma che anche l’esercito bulgaro cantava.

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