Atti di fede

Un fatto poco conosciuto, nella storia dell’Olocausto e della Seconda Guerra mondiale, è la decisione della Bulgaria di non consegnare ai nazisti i “propri” ebrei. La Bulgaria era fin dal 1941 un alleato dell’Asse; ciò le aveva permesso di annettersi …Leggi tutto

Un fatto poco conosciuto, nella storia dell’Olocausto e della Seconda Guerra mondiale, è la decisione della Bulgaria di non consegnare ai nazisti i “propri” ebrei.

La Bulgaria era fin dal 1941 un alleato dell’Asse; ciò le aveva permesso di annettersi territori greci e jugoslavi (l’odierna Macedonia). Inoltre, essa – pur non avendo mai affiancato gli alleati nell’attacco all’Unione Sovietica, per non irritare il sentimento filorusso allora profondamente diffuso nel paese – aveva dato prova di lealtà accettando anche di dichiarare guerra a Stati Uniti e Gran Bretagna, il che aveva portato soltanto all’inevitabile e brutale bombardamento di Sofia e di altre città del paese.

Ma nonostante questa lealtà, o forse proprio in grazia di essa, la Bulgaria seppe mostrarsi indipendente e autonoma in una questione che per la Germania hitleriana era tanto fondamentale quanto la guerra stessa, ossia lo sterminio degli ebrei. I 48.000 ebrei bulgari, pur sottoposti a diverse delle misure discriminatorie in vigore nei paesi fascisti, non vennero comunque mai deportati, nonostante svariate sollecitazioni da parte tedesca a questo proposito. Furono la cosiddetta società civile, il Parlamento, la Chiesa Ortodossa a spingere per la salvezza dei cittadini bulgari di religione ebraica. L’ultima, pare, ricorse anche alle possenti parole del Vangelo di Matteo, sussurrate all’orecchio dei governanti: “Perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati”.

Non che la Bulgaria fosse un paese particolarmente filo-ebraico. Certo, pur essendo una nazione slava e ortodossa, non conosceva l’antigiudaismo popolare e feroce delle masse ucraine e russe; né aveva sviluppato l’antisemitismo freddo e disumanizzante coltivato in quegli anni dagli intellettuali rumeni. Ma questo non faceva della ridotta comunità ebraica locale, brandello delle immense università sefardite dell’Impero Ottomano, un gruppo privilegiato né tantomeno una lobby di potere. D’altra parte, il destino dei circa diecimila ebrei macedoni e greci che vivevano in zone occupate dall’esercito bulgaro fu radicalmente diverso: essi furono regolarmente consegnati alla macchina nazista e avviati al macello.

In un certo senso, il coraggio e la fermezza del governo bulgaro somiglia allora più a una difesa dell’ordine e del decoro che a un fatto di umanità. In mezzo a un mondo in fiamme, con le vampe che guizzavano accecando e abbagliando anche gli ingegni più validi – in quella generale Blendung, per utilizzare una parola tedesca che proprio un ebreo bulgaro aveva appena consegnato alla letteratura -, la Bulgaria chiuse le porte e difese, in maniera forse ottusa ed egoista, i confini del proprio mondo: non ebbe forse il coraggio di tutelare tutta l’umanità, ma protesse i propri cittadini, mantenendosi fedele alle leggi e alla decenza. E in quel mondo, in quegli anni, nei quali anche la burocrazia si pervertiva per diventare strumento del male, anche quella era una resistenza; e anche quello fu un merito, e un modo di restare fedeli all’umanità, anche se non ci si era mostrati tanto forti da salvarla tutta.

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