World Innovation Convention: le lezioni apprese

Dal 20 al 22 novembre si è svolta a Cannes la World Innovation Convention. Tra gli speaker, leader come Philips, 3M, Procter, Lego, Google, Hyatt, Roche, Unilever, Nokia, Energizer. Ecco cosa è emerso: - O si innova o si chiude, …Leggi tutto

Dal 20 al 22 novembre si è svolta a Cannes la World Innovation Convention. Tra gli speaker, leader come Philips, 3M, Procter, Lego, Google, Hyatt, Roche, Unilever, Nokia, Energizer. Ecco cosa è emerso:

- O si innova o si chiude, perché le tecnologie rendono obsoleti anche modelli di business che 2 anni fa sembravano inattaccabili

- Per innovare occorre la creatività, che è un valore assoluto ed è frutto di persone, ostacolate o facilitate dal top management

- I principali innovation killer sono: paura, inerzia aziendale, pressione su risultati di breve, stress da continua emergenza, chiusura mentale, pessimismo, sindrome del “not invented here”

- Occorre un processo di innovazione strutturato, con un team dedicato che risponda al capo azienda, altrimenti viene uccisa

- Il Chief Innovation Officer, detto CInnO, è un regista delle idee: seleziona quelle brillanti e permette loro di essere realizzate, difendendole dagli innovation killer

- Le idee vengono raccolte da tutti i dipendenti, creando una cultura del “Yes, you can”, che funziona se associata a percorsi di carriera per gli innovatori

- I dipendenti che propongono nuovi modelli di business diventano imprenditori: guidano la realizzazione delle loro idee ed avranno quote delle newco che verranno costituite. Si parla di Corporate Entrepreneurship

- Il CInnO cerca idee anche al di fuori della propria azienda: monitora altri settori, tecnologie disruptive emergenti, trend socio-culturali macro e micro, per anticipare le tendenze future

- Il CInnO seleziona start-up complementari alle strategie industriali della sua azienda, ed a tal fine l’azienda dispone di veicoli societari ben capitalizzati. Si parla dunque di Corporate Venture.

- Agli italiani non frega molto dell’innovazione. È come il calcio ed il sesso: tanti parlano, pochi praticano. A questo congresso hanno partecipato aziende da tutto il mondo ma, oltre me, c’erano solo 4 italiani: gli speaker Ivan Ortenzi ed Alberto Piglia di Ars et Inventio e Claudia Chiaraluce di Unicredit.

L’ultimo italiano che ho conosciuto lì è un inventore e si chiama Enrico Dini. Ha raccontato che il suo sogno è stampare in 3d, a grandezza reale, il tempio di San Pietro in Montorio del Bramante. Con le sue stampanti 3d ha prodotto reef artificiali per abbellire i fondali marini. Le sue stampanti prendono la sabbia e la trasformano in case, e potranno essere usate in mezzo al deserto e sulla luna, per realizzare abitazioni dal nulla.

Ha parlato del padre, che ha lavorato per anni con l’inventore della Vespa e dell’elicottero. Ed ha replicato davanti a me il giochino che quell’inventore gli fece quando era bambino: con una magia, ha piegato un foglio decine di volte, trasformandolo in un elicottero. Ha aggiunto che senza un sogno non nasce un’invenzione.

Ho rivisto in quell’uomo la passione, il cuore, il genio di quegli italiani che mi rendono fiero di essere figlio del nostro Paese. Ed ho ripreso a sperare.

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