Perché le aziende italiane non hanno il Chief Innovation Officer?

Quasi tutte le aziende italiane hanno i responsabili di Acquisti, Vendite e Finanza. E fanno bene, perché il loro lavoro influenza i risultati economici dell’anno. Ma quasi nessuna azienda italiana ha il Chief Innovation Officer, responsabile del cambiamento (sopravvivenza?) nei …Leggi tutto

Quasi tutte le aziende italiane hanno i responsabili di Acquisti, Vendite e Finanza. E fanno bene, perché il loro lavoro influenza i risultati economici dell’anno. Ma quasi nessuna azienda italiana ha il Chief Innovation Officer, responsabile del cambiamento (sopravvivenza?) nei prossimi 3 anni. Perché?

Credo non si accorgano del fatto che dal 1995 ad oggi il mondo è cambiato più che nei precedenti 2000 anni. Aziende di dimensioni mondiali hanno chiuso, mentre altre, nate da poco, si sono posizionate tra le prime al mondo.

Ci sono settori che potrebbero radicalmente mutare i loro assetti nei prossimi anni, e se le aziende che vi appartengono non cambieranno i loro modelli di business, falliranno.

Ma se chiedete ad un direttore Marketing, Finanza, Acquisti, quale sarà il prossimo modello di business della propria azienda, e cosa sta facendo per realizzarlo, quel manager vi sorride e pensa che voi siate un cretino a porre la questione. Perché dovrebbe lavorare per lanciare un nuovo modello di business, se è pagato ed incentivato su performance che derivano dall’attuale?!

Nei prossimi 3-5 anni cambieranno completamente le banche (con crowdfunding, prestiti peer-to-peer, operatori digitali che diffonderanno crediti alternativi alla moneta), l’energia (con la cogenerazione diffusa, per cui ognuno produrrà l’energia che consuma), i trasporti (con auto elettriche low cost e car sharing, auto che si guidano da sole e sempre connesse sempre al web, con comunicazioni georeferenziate), i consumer goods (i clienti produrranno con stampanti  3D, a casa loro, gran parte dei prodotti non alimentari che oggi comprano al supermercato, e Google potrebbe diventare il principale competitor di Procter, Unilever e Fater).

E la lista potrebbe continuare. Altri settori hanno già provato lo shock di una trasformazione traumatica. Chiedete ai manager di editoria, servizi postali, agenzie di viaggi e del porno. Vi confermeranno che l’economia digitale ha ridotto del 50-70% i loro ricavi negli ultimi 5 anni.

Il mondo sta cambiando rapidamente, ma le aziende italiane sembrano far finta di nulla, e non hanno un Chief Innovation Officer che le aiuti a definire e lanciare nuovi modelli di business, potenzialmente in grado di uccidere l’attuale (prima che lo facciano altri).

Le nostre aziende continuano a lavorare su vendite, finanza, acquisti e pensano sia sufficiente.

Mi ricordano le imprese che vendevano ghiaccio e risposero a Frigidaire (che lanciò sul mercato il frigorifero per le famiglie) migliorando comunicazione, incentivi e capillarità della rete di vendita, livelli di servizio ai clienti. Ma non bastò, e fallirono tutte, in poco tempo.

Non si risponde al cambiamento radicale di un settore gestendo al meglio la propria azienda: occorre cambiarla radicalmente, anticipando le innovazioni che lo condizioneranno.

L’unica risposta ad un attacco violento, come insegnano le arti marziali, sta nell’assecondarlo, nell’andare nella direzione verso cui ci spinge. Se ci opponiamo, rafforzeremo l’impatto della forza altrui.

L’innovazione è come il vento: puoi nasconderti, metterti una mano sul viso per coprirti, far finta di non sentirlo. Tu rimani in piedi, fiero, con il petto in fuori e la mano sul volto, ignorandolo.

Ma quel vento passa in ogni caso e ti supera: va oltre, e con lui il mondo intero. E tu rimani solo e smarrito, indietro.

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