La paura: il nemico del cambiamento e dell’innovazione

Cambia ed innova solo chi veramente vuol farlo. Il principale nemico è la paura, che frena l’innovazione delle aziende e spesso limita la felicità delle persone, imprigionandole in abitudini che rendono tristi ed uccidono ogni giorno, perché rubano la …Leggi tutto

Cambia ed innova solo chi veramente vuol farlo. Il principale nemico è la paura, che frena l’innovazione delle aziende e spesso limita la felicità delle persone, imprigionandole in abitudini che rendono tristi ed uccidono ogni giorno, perché rubano la gioia di vivere.

Molte aziende hanno paura di sbagliare, di lanciare un prodotto che diminuisca la loro redditività ed intacchi l’immagine della dirigenza. Dunque non osano, non vanno al di là del prevedibile e quasi certo, non provano nuovi modelli di business o a soddisfare bisogni nuovi.

Non innovano perché non hanno la volontà di farlo, perché il loro top management ha paura di rompere lo status quo, di perdere la poltrona e di discutere le proprie certezze.

La volontà e la determinazione del top management (e di ognuno di noi) sono invece il più potente motore del cambiamento e dell’innovazione, di cui tutte le nostre aziende hanno bisogno, per anticipare le tendenze ed i gusti e creare prodotti e servizi di cui i clienti non possano fare a meno.

Da 11 anni studio le aziende più innovative: sono gestite con metodologie, strumenti e tecniche completamente diversi tra loro. Ma una caratteristica le accomuna tutte: la volontà del top management di cambiare, di innovare. Non hanno paura di sbagliare, pur sapendo che esiste questa possibilità.

Hanno imparato a gestire il rischio come un venture capitalist e adottano due accortezze complementari: meritocrazia e fiducia nei colleghi. Selezionando solo colleghi con competenze eccellenti, si fidano di loro e sanno che non rischieranno “al buio”, che il coraggio non equivarrà ad incoscienza. E se lanciano un prodotto che non riscuote successo, non pensano ad attaccare i colleghi, ma a come innovare partendo da ciò che non ha funzionato.

Meritocrazia e fiducia nelle persone trasformano la paura del nuovo in una ricerca condivisa della mossa vincente. E permettono di osare, senza il peso di risultati a brevissimo respiro, che costringe a vivere e lavorare con il freno a mano della passione e della creatività sempre tirato.

Un esempio: Steve Jobs lanciò otto modelli del Newton Message Pad, che andarono male. Jobs fu licenziato ed il team del Newton venne sciolto. Apple non innovava in quel periodo, e meno rischiava, più si avvicinava alla bancarotta. Era infatti definita da alcuni giornalisti una “corporate zombie”.

Tornato in Apple dopo anni, Jobs ricostituì il team ed insistette sul concept del Newton, lanciando due prodotti che da esso discendevano: l’Iphone e l’Ipad. Questi prodotti valgono oggi miliardi di dollari di fatturato e nascono da un precedente fallimento, o meglio da un precedente tentativo di innovare!

Altro esempio: Pixar. Dopo aver prodotto diversi film di successo, in quell’azienda si accorsero che alcuni colleghi non avevano partecipato a nessuna delle precedenti e vincenti produzioni. Erano colleghi che avevano provato a realizzare storie e format molto “alternativi”, stroncati dal giudizio dei ragazzini a cui Pixar fa vedere i propri film, prima di decidere se lanciarli o meno sul mercato. Erano gli unici, in apparenza, ad aver fallito.

Cosa avrebbe fatto un’azienda “normale”, con quelle persone? Pixar organizzò una grande festa, in cui furono coinvolte e battezzate ironicamente “black sheep”, pecore nere. L’azienda promise che avrebbe in ogni caso lanciato il loro prossimo film, perché si fidava e voleva premiare la loro propensione a storie fuori dagli schemi. Il risultato fu “Gli Incredibili”, il film con il più alto incasso fino ad allora ottenuto dalla Pixar.

Se un’azienda ed il suo top management, ed ognuno di noi, vuole veramente cambiare, vuol realizzare un’idea impossibile, ci deve provare. Non è certo che ci riuscirà. Ma se non ci prova, con determinata e costante convinzione, senza paura, non ci riuscirà mai. Se non ci prova, non deve dare la colpa alla sfortuna, ai colleghi, ai capi, al marito o alla moglie, o al governo ladro. Se non ci prova, deve dare la colpa solo al vero nemico del cambiamento, che è la persona che trova ogni mattina allo specchio: se stesso.

Anni fa il mio amico Andrea Farinet mi chiese di parlare ad un gruppo di diplomati MBA e MIEM della Bocconi. Alla fine del mio intervento una signora si alzò e disse: “Bello e condivisibile. Ma da noi sarebbe impossibile”. Le chiesi se il top management ed in particolare il Direttore del Personale fossero ostili ad una cultura del cambiamento. Mi chiarì che era lei il capo del Personale! Pensai che le piacesse  “parlare” di cambiamento e di innovazione, ma in realtà ne aveva una gran paura e lo bollava come “impossibile”.

Ognuno di noi può decidere di cambiare, e tutti coloro che lavorano in un’azienda possono aiutarla ad innovare. Basta volerlo e non dare la colpa agli altri. Possiamo cambiare l’azienda in tre modi: agendo su noi stessi, influenzando i nostri colleghi e facendo pressione sui nostri capi. Dare la colpa a questi ultimi, e non far nulla, è troppo facile. È un modo per sollevarsi di ogni responsabilità.

Un’azienda innovativa è quella in cui tutti vogliono essere protagonisti del cambiamento, ogni giorno. Tutto ciò che ci sembra impossibile può diventare reale, se lo si vuole veramente. Era impossibile per un uomo dell’800 volare da Roma a Milano in un’ora, adesso è normale.

Possiamo essere protagonisti dell’impossibile, se lo desideriamo veramente e non abbiamo paura di realizzarlo. Come scrisse San Francesco: “Cominciate col fare il necessario, poi il possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”.

 

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