I tassisti di Milano stanno aiutando Uber a conquistare l’Italia

Non entro nel merito di chi abbia ragione, tra i tassisti che protestano ed i manager di Uber. Da studioso di innovazione, posso dire che i tassisti di Milano stanno aiutando Uber a conquistare l’Italia! Spiego di seguito il perché.…Leggi tutto

Non entro nel merito di chi abbia ragione, tra i tassisti che protestano ed i manager di Uber. Da studioso di innovazione, posso dire che i tassisti di Milano stanno aiutando Uber a conquistare l’Italia! Spiego di seguito il perché.

Le innovazioni vivono sempre una prima fase, di introduzione sul mercato, caratterizzata da un limitato numero di utilizzatori. Il loro primo e più rilevante problema è l’essere conosciute!

Il secondo scoglio consiste nel farsi acquistare da un pubblico non ristretto. Debbono uscire dal ghetto dei cosiddetti early adopters, che – soprattutto per le App – sono pochi! Anche se conosciute, infatti, spesso non vengono acquistate dal grande pubblico!

Le App vivono in un mondo parallelo: quello digitale, in cui spesso la vivida sostanza dei sogni appare più concreta e reale dei modelli di business ivi proposti. Infatti, più del 90% delle App sono scaricate gratuitamente, sono in perdita, e non hanno raccolto nemmeno i ricavi sufficienti a coprire i costi della loro realizzazione!

Uber Italia, inoltre, non dispone di alcun budget pubblicitario, quindi fronteggia difficoltà quasi insormontabili per rendersi nota sul territorio nazionale, e – non a caso – ha scelto di partire a Milano, la città italiana più aperta alle nuove tendenze, terreno meno difficile per provare ad affermarsi.

Nei mese scorsi Uber ha vissuto una fiammata, dovuta al fatto che i suoi manager sono riusciti a farla diventare un servizio “di moda”, seppur in una piccola nicchia di mercato. Ma, come tutte le mode, rischiava di esaurirsi velocemente e di rimanere “confinata” al capoluogo lombardo. Dunque, poteva fare la fine di altre App, che non hanno mai conseguito una notorietà nazionale, e sono finite nel dimenticatoio, dopo un breve momento di diffusione presso una cerchia ristretta di affezionati.

Ma, a far conoscere Uber in tutta Italia, a spingere persino le TV a parlarne, stimolando numerosi dibattiti sui diversi media, ci hanno pensato i tassisti di Milano! Le loro proteste hanno consentito a questa App di conseguire un ritorno in termini di notorietà, per ottenere il quale, secondo una stima di Ars et Inventio, l’azienda avrebbe dovuto investire in comunicazione dai 30 ai 50 milioni di euro.

In sintesi, i tassisti hanno sostanzialmente finanziato l’espansione sul mercato italiano di Uber, non solo decretandone un insperato e veloce incremento della notorietà, ma creandole un ampio favore (e potenzialmente un maggiore utilizzo) nelle fasce dell’opinione pubblica che, a ragione o a torto, sono in opposizione preconcetta contro i taxi.

Napoleone disse che le nuove idee vincono sempre, perché anche chi le ostacola ne rimane influenzato. Parafrasandolo, direi che anche chi voleva ostacolarle, le ha di fatto finanziate e diffuse.

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