Come essere più creativi: la distruzione del paradigma

Una delle tecniche creative che trovo maggiormente efficace è quella della distruzione del paradigma, chiamata negli USA opposite thinking. È molto semplice: elencate e descrivete le più importanti regole che seguite nel vostro lavoro, i “must” imprescindibili del …Leggi tutto

Una delle tecniche creative che trovo maggiormente efficace è quella della distruzione del paradigma, chiamata negli USA opposite thinking.

È molto semplice: elencate e descrivete le più importanti regole che seguite nel vostro lavoro, i “must” imprescindibili del vostro business. Tali regole costituiscono i paradigmi, che non vi sognate di mettere in discussione.

Dopo averli elencati, provate a riprenderli uno alla volta e ad ipotizzare come potreste fare il contrario di quello che prescrivono. Sforzatevi di immaginare come riuscirci, quali cose debbono cambiare affinché sia praticabile l’opposto di ciò che oggi considerate “la regola”.

Se riuscirete a ribaltare anche un solo paradigma del vostro business, quasi certamente avrete trovato l’idea per un’innovazione dirompente!

Un esempio di distruzione del paradigma è costituito dal servizio prepagato, utilizzato da TIM nel 1996, per la prima volta al mondo, come leva di marketing per acquisire nuovi clienti.

Nella telefonia, il paradigma era il seguente: il cliente doveva prima sottoscrivere un abbonamento, poi utilizzava il servizio, e solo successivamente pagava la bolletta. E la lettura di quest’ultima era spesso accompagnata dalla paura del salasso, quindi poche persone erano propense a dotarsi di un telefonino.

Per questo motivo, nel 1990 una famosa società di consulenza americana stimò che avremmo avuto al massimo 700.000 utilizzatori di telefonia mobile in Italia nel 2000. E quelli sarebbero stati i numeri, se non fosse intervenuta la distruzione del paradigma.

TIM, lanciando il servizio prepagato, ribaltò infatti tutti i paradigmi allora diffusi, e divenne l’operatore di riferimento nel marketing della telefonia mobile mondiale.

Il ribaltamento è evidente: niente più abbonamento, si paga prima di utilizzare il servizio, non c’è più il rischio del salasso, perché al massimo si spende quanto si è già pagato. E l’operatore mobile azzera il rischio di insolvenza da parte dei clienti, incassando prima di avere costi!

Gli utilizzatori di telefonia mobile nel 2000 superarono i 20 milioni e l’innovazione batté la strategia!

Allora fu geniale, oggi sembra banale. Perché l’innovazione, ribaltando un paradigma, ne crea uno nuovo, che si banalizza con la sua diffusione e diventa l’habitus mentale nel quale i manager si auto segregano.

Spesso infatti si osteggiano le idee nuove dicendo: “Nel mio settore non l’ha mai fatto nessuno, quindi non si può fare”, o “Da noi funziona così…”. E il “così” coincide con la regola che non si ha il coraggio di discutere.

La difficoltà della tecnica dell’opposite thinking consiste nel fatto che è difficile riconoscere i propri paradigmi, da parte di chi li vive ogni giorno e tende a darli per scontati. E’ invece più facile identificarli da parte di chi lavora in un altro settore. Per questo motivo, consiglio di applicare questa tecnica con manager di altri settori.

L’innovazione è ricerca della novità, della diversità che ci rende unici. Ma dopo un po’, anche questa diversità si banalizza e diventa paradigma. Ricordiamoci allora del poeta Sandro Penna: “Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune”.

Cerchiamo dunque nuovi paradigmi, per ribaltare gli attuali e differenziarci dai competitor.

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