caro/cara a chi?!

Oggi mi è arrivato un messaggio tramite linkedin, da una persona che non conosco, che inizia così: “caro/cara Ernesto”. Ma care per me sono le persone a cui tengo! Quando scrivo loro, uso questo aggettivo. Trovo irritante che mi scriva …Leggi tutto

Oggi mi è arrivato un messaggio tramite linkedin, da una persona che non conosco, che inizia così: “caro/cara Ernesto”. Ma care per me sono le persone a cui tengo! Quando scrivo loro, uso questo aggettivo.

Trovo irritante che mi scriva così un perfetto sconosciuto, per propormi un prodotto o un servizio da acquistare, o la partecipazione ad un evento.

Le emozioni ed i sentimenti che si associano ad un caro sono profondi, e vanno condivisi con le persone a cui vogliamo bene. Cari sono mamma e papà, quando siamo bambini, cari sono gli amici ed i colleghi a cui teniamo veramente.

Il caro/cara è peggiore: è l’incipit di una mail meretrice fintamente affettuosa, non destinata ad una singola persona, ma ad una moltitudine!

Il caro/cara per tutti è figlio dei nostri tempi: per far soldi, si usano finti sentimenti (banalizzando quelli veri), sperando di conquistare i cuori dei destinatari dei messaggi. Ma questi ultimi rimangono delusi, dopo il primo caro, perché scoprono che chi scrive è pronto a concedere finto affetto ed approvazione solo se si compra qualcosa!

Tutti noi abbiamo bisogno di amore, e ci fa piacere sentire qualcuno che si rivolge a noi con tono affettuoso. Ma se per ottenere questo affetto dobbiamo pagare, vuol dire che il sentimento è falso e malato.

E questo non vale solo nella relazione con gli ignoti venditori che ci contattano tramite linkedin (e non sanno ben gestire la relazione digitale con il cliente) ma anche con i nostri figli, colleghi, amici, mariti, mogli.

Perché se pensiamo di offrire affetto, semplicemente dando soldi, vuol dire che non sappiamo donare ciò che è veramente importante: il nostro ascolto, il nostro tempo, il nostro amore.

© Riproduzione Riservata

Commenti