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Si sta come d’autunno

Scrive Johan Huizinga ne L’autunno del medioevo a proposito delle rappresentazioni pittoriche e letterarie del tema della danza macabra nel XV secolo: «È davvero un pensiero pio quello che si lascia irretire dalla ripugnanza per l’aspetto terreno della morte? O …Leggi tutto

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Scrive Johan Huizinga ne L’autunno del medioevo a proposito delle rappresentazioni pittoriche e letterarie del tema della danza macabra nel XV secolo:

«È davvero un pensiero pio quello che si lascia irretire dalla ripugnanza per l’aspetto terreno della morte? O piuttosto è la reazione di una sensualità violentissima, che soltanto così può destarsi dalla sua ebbrezza? È la paura di vivere che pervade quell’epoca, il senso di delusione e di scoraggiamento, che vuole tendere alla vera dedizione di chi ha resistito ed ha vinto, ma che è ancora così vicino a tutto ciò che è passione terrena? Tutti questi stati d’animo, in questa espressione dell’idea della morte si confondono.»

E ancora, poco oltre:

«Nella smania di una raffigurazione immediata della morte, che portava all’abbandono di tutto ciò che non si poteva raffigurare, furono impressi nelle coscienze solamente gli aspetti grossolani della morte. Nella visione macabra della morte manca quasi del tutto il delicato, l’elegiaco. E in fondo è un quadro molto terreno ed egoistico. Non si tratta del lutto per la perdita dei cari, bensì del rammarico per la propria imminente morte, vista solo come disastro e orrore. Non vi è alcuna idea della morte come consolatrice, fine della sofferenza, agognato riposo, compito portato a termine o interrotto, nessun terreno ricordo, nessuna rassegnazione.»

Mi pare descriva bene anche quel che pensiamo della morte oggi.

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