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Poi si diventa ciechi

Dopo quella che ho commentato ieri c’è un’altra fotografia relativa a papa Francesco sulla quale a mio giudizio vale la pena di spendere due parole. Si tratta di questa: Non erano passati che pochi minuti dall’apparizione del nuovo papa …Leggi tutto

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Dopo quella che ho commentato ieri c’è un’altra fotografia relativa a papa Francesco sulla quale a mio giudizio vale la pena di spendere due parole. Si tratta di questa:

 

Non erano passati che pochi minuti dall’apparizione del nuovo papa dalla loggia di San Pietro che questa foto – insieme ad altre simili – ha cominciato a circolare per il web, moltiplicandosi come una metastasi, soprattutto attraverso tweet, pagine Facebook e siti dichiaratamente anticlericali e anticattolici. Ecco fatto: quei babbei dei cardinali, dopo Ratzinger nazista, hanno eletto Bergoglio complice della dittatura argentina, che passeggia sorridendo fianco a fianco con Jorge Videla, leader del regime militare che insanguinò il paese latinoamericano tra il 1976 e il 1981, presidente della Giunta che torturò, uccise e fece scomparire decine di migliaia di argentini.

Il punto interessante, secondo me, è non tanto e non solo la falsità dell’accusa che questa foto vuole lanciare contro il neoeletto papa, né la constatazione che internet può rivelarsi un formidabile moltiplicatore di calunnie e scemenze varie (cosa che sapevamo già da tempo senza dover aspettare questa ulteriore bufala). Semmai, interessanti sono le modalità che stanno alla base dell’inganno percettivo all’origine della diffusione di questa foto (che, intendiamoci, non è “falsa”, nel senso che non è un fotomontaggio). Io immagino, infatti, che al netto di qualche persona in malafede che non è mai escludibile da nessun insieme umano assemblato con qualsivoglia criterio, la maggioranza delle persone che si sono prestate a moltiplicare su internet la fotografia e l’accusa implicita ad essa correlata fossero davvero convinte di vedere, in quella foto, Jorge Mario Bergoglio. Fossero in buona fede. A dimostrazione che la buona fede, disgiunta dal ben dell’intelletto, fa spesso più danni delle cavallette.

Infatti, per escludere che quello raffigurato nella fotografia sia Jorge Mario Bergoglio non occorre avere chissà che pregiudizio filocattolico, basta avere gli occhi e saper guardare. Bergoglio è del 1936, quindi all’epoca in cui è presumibile che sia stata scattata questa foto doveva avere tra i 35 e i 45 anni, laddove il prelato nella fotografia ne mostra parecchi di più. Bergoglio non è calvo nemmeno ora che ha 76 anni, mentre il prelato nella fotografia è evidentemente calvo. Infine, Bergoglio negli anni della dittatura della Giunta militare argentina era un semplice sacerdote membro dell’ordine gesuita, mentre il prelato nella fotografia porta chiaramente una veste da monsignore o da vescovo. Poi, certamente, non si può pretendere che tutti gli utenti di internet abbiano in mente la fisionomia di monsignor Pio Laghi, nato nel 1922, vescovo, nunzio apostolico in Argentina proprio negli anni della dittatura e già allora calvo come una palla da biliardo, e non è certo plausibile che lo potessero riconoscere con evidenza alla prima occhiata. Semmai ci si aspetterebbe, da persone ragionevoli, un po’ di cautela nel rilanciare accuse infamanti.

A margine, per chi fosse curioso dell’aspetto di Jorge Mario Bergoglio negli anni ’70, eccolo qua (è quello senza occhiali che eleva il calice):

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Persone ragionevoli, dicevamo. Ciò a cui si sta assistendo in questi giorni è un sorprendente florilegio di notizie false provenienti da ambiti anticlericali contro Jorge Mario Bergoglio. Non voglio, ora, mettermi a linkare tutte le bufale e le relative puntuali smentite. Per trovarle, basta in genere una scorsa veloce sui siti di notizie e sulle pagine Facebook dei propri contatti. Magari un’altra volta ci tornerò sopra più attentamente. Quel che vorrei notare qui e ora è solo come tutto ciò dimostra come non regga quella consolante fola che taluni überlaicisti sono soliti raccontarsi, e cioè che l’umanità si dividerebbe tra pecore indottrinate incapaci di fare uso autonomo della propria ragione (i credenti in genere, i cattolici in particolare) e illuminati spiriti razionali e critici (atei e laicisti). Balle: l’uso o il disuso della ragione sono trasversali, democratici, equamente e generosamente distribuiti.

Un’ultimissima questione: come già dicevo, prima ancora che di “uso della ragione” bisognerebbe parlare, per il caso specifico della foto in questione, della capacità di guardare. Gli occhi. La capacità di fare esperienza. M’è venuto in mente quel che scrisse quella gran donna di Hannah Arendt a proposito dell’ideologia:

«Una volta presa alla lettera la loro pretesa di validità totale, [le ideologie] diventano il nucleo di sistemi logici in cui, come nei sistemi dei paranoici, ogni cosa deriva comprensibilmente e necessariamente, perché una prima premessa viene accettata in modo assiomatico. […] La follia di tali sistemi non consiste tanto nella prima premessa, quanto nella logicità con cui sono costruiti. La curiosa logicità di tutti gli «ismi», la loro fede ingenua nell’efficacia redentrice della devozione caparbia, senza alcun riguardo per i vari fattori specifici, racchiude già in sé i primi germi del disprezzo totalitario per la realtà e la fattualità.»

E ancora, altrove:

«[Le masse ideologizzate] non credono nella realtà del mondo visibile, della propria esperienza; non si fidano dei loro occhi e orecchi, ma soltanto della loro immaginazione, che può essere colpita da ciò che è apparentemente universale e in sé coerente.»

La Arendt, quando scriveva queste cose, pensava a nazismo e stalinismo, ma a quanto pare la cecità ideologica continua a ripresentarsi in altre forme.

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