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Pensieri religiosi in morte di un marxista

È morto, alla veneranda età di 95 anni, Eric J. Hobsbawm, uno dei più grandi storici contemporanei e certamente il più famoso anche presso chi non abbia mai letto una pagina di storiografia in vita sua. La fama “pop” di …Leggi tutto

È morto, alla veneranda età di 95 anni, Eric J. Hobsbawm, uno dei più grandi storici contemporanei e certamente il più famoso anche presso chi non abbia mai letto una pagina di storiografia in vita sua.

La fama “pop” di Hobsbawm è dovuta quasi del tutto al titolo geniale che lo storico inglese diede al suo saggio sulla storia del Novecento e divenuto presto un modo di dire comune, Il secolo breve. Pubblicato in prima edizione nel 1994, il tomo tenta una sintesi degli eventi del secolo scorso alla luce dell’emergere di quella che, per il marxista Hobsbawm (ma non è necessario essere marxisti per riconoscere validità all’assunto), è stata la vera, grande novità politica del Novecento, ovvero la nascita di sistemi politici comunisti, e della serie di conflitti che ne sono seguiti.

Ieri, all’apprendere la notizia del trapasso, mi sono sorpreso a riflettere – certamente per eterogenesi dei fini – sulle analogie tra il mestiere dello storico – o almeno di quegli storici che come Hobsbawm si dedicano, magari dopo decenni di studi dettagliati e particolari, alle grandi sintesi e alla creazione di originali periodizzazioni – e il pensiero religioso: in entrambi i casi ciò che viene prodotto è un gioco ermeneutico, un’interpretazione che, se vuole essere presa sul serio, deve basarsi su fatti e riscontri, ma non è a sua volta un fatto, quanto piuttosto un ordine che diamo ai fatti stessi, un modo per renderli intelligibili, conformi a un’esigenza ragionevole di rappresentazione o di orientamento pratico. Anche nel caso del pensiero religioso, ogni tanto, salta fuori una qualche sintesi geniale (alla maniera del titolo di Hobsbawm) e il successo è assicurato.

Alla fin fine, a questo si può forse ridurre la nostra migliore metafisica: all’esigenza di mettere – laicamente – un po’ d’ordine nel caos.

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