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Lucide intelligenze e sepolcri imbiancati

Corrado Guzzanti è l’intelligenza più lucida che abbiamo oggi in Italia. L’altra sera, da bravo fan, mi sono guardato il suo Aniene 2, finendo come sempre per ridere molto, per commuovermi (Lorenzo invecchiato e ragazzo padre con un figlio …Leggi tutto

Corrado Guzzanti è l’intelligenza più lucida che abbiamo oggi in Italia. L’altra sera, da bravo fan, mi sono guardato il suo Aniene 2, finendo come sempre per ridere molto, per commuovermi (Lorenzo invecchiato e ragazzo padre con un figlio laziale m’ha straziato) e per raccogliere tutto un nuovo repertorio di punchline e modi di dire da citare nei mesi a venire.

La conclusione dello spettacolo (poco più di un’ora densissima di battute, di idee, di riflessioni su quel che siamo e che stiamo diventando, con un peso specifico per il cervello dello spettatore pari a quello del mercurio) è stata affidata da Guzzanti a un personaggio classico del suo repertorio, padre Pizarro, il monsignore di Curia vaticana ateo e cinico che si domanda chi sia l’”acrobata” sul trapezio di legno che porta appeso al collo e che sentenzia “‘oo sai come lo vedo io Dio? Un grande problema per la privacy”. A questo giro padre Pizarro ha spiegato che tutto l’aspetto liturgico e sacro del cattolicesimo non è altro che fiction, un effetto di sceneggiatura per coprire un nucleo fatto di puro e semplice potere economico, e che tra i molti cardinali atei ci sarà pur qualcuno che finisce per crederci davvero, e saranno affari suoi, una questione privata, che non si dica poi che la Chiesa è contro la libertà religiosa. Detta così la tesi può apparire non particolarmente originale (e infatti non lo è), ma come sempre quando c’è di mezzo la comicità quel che conta, prima del cosa, è il come, e Guzzanti interpreta il suo personaggio in una maniera così fine, così ricca di intelligenza, con una tale capacità satirica di cogliere tic reali dell’oggetto imitato che l’effetto finale non può che essere deflagrante, con lo spettatore che ha la sensazione di sentirsi dire quelle cose per la prima volta.

Non ho notizia di proteste di cattolici contro Guzzanti e la sua trasmissione. Può essere un segno che i tempi sono cambiati o, più probabilmente, conseguenza del fatto che il programma è andato in onda su una rete satellitare, quindi per un pubblico di nicchia (la prima messa in onda ha totalizzato poco meno di mezzo milione di spettatori, che per i canali satellitari è un ottimo dato, ma che sparisce di fronte ai quasi 7 milioni di spettatori che in contemporanea stavano guardando la partita Spagna-Irlanda degli Europei). Non m’illudo che sia come dovrebbe essere, e cioè che i cattolici italiani, in quella satira, riconoscano qualcosa di preziosissimo, e precisamente lo svelamento di che cosa – pressoché inesorabilmente – la religione senza religiosità sia destinata a essere e ad apparire.

Io, se fossi non dico il papa o un vescovo (che immagino abbiano altre preoccupazioni), ma un parroco, un insegnante di religione o un educatore cattolico, mi procurerei tutti i dvd in cui Guzzanti interpreta Pizarro e li farei vedere ai miei coadiutori, ai miei studenti, ai ragazzi che mi sono affidati. E spiegherei che, se Gesù avesse avuto il talento comico di Corrado Guzzanti, probabilmente avremmo l’equivalente degli sketch di padre Pizarro nel Vangelo in luogo dell’invettiva contro i sepolcri imbiancati.

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