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La D di Dio

Da qualche giorno in alcune città d’Italia è cominciata una campagna pubblicitaria dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) basata su queste affissioni: Mi chiedevo, l’altro giorno, che cosa ne penserebbe Nietzsche, se fosse ancora vivo. Avete presente …Leggi tutto

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Da qualche giorno in alcune città d’Italia è cominciata una campagna pubblicitaria dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) basata su queste affissioni:

 

Mi chiedevo, l’altro giorno, che cosa ne penserebbe Nietzsche, se fosse ancora vivo. Avete presente che cosa scrive nel celebre aforisma 125 de La gaia scienza, intitolato “L’uomo folle”, ma più noto come l’aforisma della morte di Dio?

“Non avete sentito parlare di quell’uomo folle che, nel chiarore del mattino, accendeva una lampada, andava al mercato e gridava incessantemente: «Cerco Dio! Cerco Dio!». Poiché molti di coloro che si trovavano là non credevano in Dio, suscitò una gran risata. «Si è forse perduto?», disse uno. «Ha smarrito la strada, come un bimbo?», disse un altro. «O forse si è nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?» E così gridavano e ridevano insieme.  “

Gli atei raccolti in quella piazza deridono l’uomo folle. Pensano che Dio non vi sia e, pertanto, trovano insensato il suo grido. Ma la situazione viene subito ribaltata:

“Il folle balzò in mezzo a loro e li trafisse con lo sguardo. «Dov’è andato Dio?», gridò. «Ve lo dico io. L’abbiamo ucciso noi, – voi e io! Noi tutti siamo i suoi assassini. Ma come abbiamo fatto? Come siamo riusciti a bere tutto il mare, fino all’ultima goccia? Chi ci ha dato la spugna per cancellare tutto l’orizzonte? Che cosa abbiamo fatto, quando abbiamo svincolato questa terra dal suo sole? Ma in che direzione si muove, adesso? In che direzione ci muoviamo noi? Lontano da ogni sole? Non precipitiamo sempre più? E all’indietro, di lato, in avanti, da ogni parte? Esistono ancora un sotto e un sopra? Non vaghiamo attraverso un nulla infinito? Non avvertiamo l’alito dello spazio vuoto? Non fa più freddo? Non scende di continuo la notte, sempre più notte? Non occorre accendere la lampada anche al mattino? Non sentiamo il frastuono dei becchini che stanno seppellendo Dio? Non sentiamo ancora l’odore della putrefazione divina – anche gli dèi si putrefanno? Non è troppo grande per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo divenire dèi noi stessi, per essere degni di lei? Non c’è mai stata azione più grande – e chi nasce dopo di noi appartiene, in virtù di questa azione, a una storia più elevata di quanto non sia stata la storia fino a oggi!»”

Il che è variamente interpretabile, ma, alla luce di quel che Nietzsche scrive nel complesso della propria opera, potrebbe essere inteso come una derisione della derisione: credere che si possa togliere di mezzo Dio e al contempo tener fermo uno qualsiasi dei valori partoriti dalla millenaria storia di una civiltà che di Dio ha fatto il suo centro è una (empia) illusione. Credere che tolta la D di Dio possa restare in piedi l’io nel senso umanisticamente inteso da quella stessa millenaria civiltà è insensato. Occorre ridefinire da capo ogni valore. E infatti, uno dei temi più frequenti nelle opere di Nietzsche è proprio quello del totale ribaltamento del concetto dell’io così come è stato per millenni inteso, quell’io che, al pari di Dio, il filosofo di Röcken ritiene essere nient’altro che un’illusione metafisica creata a bella posta dai deboli per rendere il mondo più vivibile e consolante.

Insomma, a sentir Nietzsche quel tirare una croce sopra la D di Dio non sarebbe senza conseguenze. Quel che rimarrebbe non sarebbe affatto l’io. Chissà se i nipotini di Nietzsche ne sono consapevoli.

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