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“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.” Mt 7, 21 Da cattolico non posso che essere contento di questo profluvio di politici che, nell’accendersi …Leggi tutto

“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.” Mt 7, 21

Da cattolico non posso che essere contento di questo profluvio di politici che, nell’accendersi della campagna elettorale, dichiarano ai quattro venti di essere a favore della famiglia tradizionale, quella composta da un padre, una madre e uno o più figli. Ne sono contento perché Dio solo sa se la famiglia, con questi chiari di luna, non ha bisogno di ogni possibile aiuto per adempiere la sua funzione fondamentale: educare i figli, tenere insieme la società, creare solidarietà sociale, insomma svolgere quel ruolo che le è connaturato e che lo stato liberale e democratico è chiamato a riconoscere e, come può, a supportare.

Immagino quindi che, a Parlamento costituito, questi proclami genereranno iniziative di legge e di governo a rinforzo delle politiche di welfare già operanti, ma mai non in modo sufficiente e del tutto convincente, a favore delle famiglie. Già mi prefiguro, e ne sono lieto, rimpinguamenti di assegni familiari soprattutto per le famiglie numerose, i cui figli pagheranno domani le pensioni di noi tutti; un aumento delle tutele delle lavoratrici madri; un potenziamento della rete delle scuole dell’infanzia; la creazione di sempre nuovi servizi che aiutino le famiglie nell’opera educativa; l’invenzione o l’arricchimento di bonus per supportare le famiglie nelle spese scolastiche, sempre ingenti anche per la scuola dell’obbligo; una nuova epoca di forti investimenti sull’educazione e l’istruzione, per far sì che tutti, anche i figli delle famiglie più povere, possano avere, se meritevoli, opportunità di mobilità sociale e di riscatto.

Mi pare un po’ strano, tuttavia, che di queste inevitabili e necessarie conseguenze dirette delle attuali dichiarazioni si parli così poco, preferendo stare a discutere se concedere o meno diritti a questa o a quella categoria, come se la concessione di un diritto a tizio comportasse per ciò stesso l’impossibilità di supportare fattivamente caio.

Sarà forse che negare un diritto non costa nulla, se non l’ipotetica e improbabile perdita di un voto ampiamente compensata dall’attrazione di altri e più numerosi voti motivati dall’ideologia, mentre costruire un asilo nido sì? Ma no, non voglio pensare male.

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