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Il fuoco nero dei farisei

Comincia il Meeting di Rimini ed ecco comparire la consueta polemicuzza imbastita da “Famiglia Cristiana”: stavolta i settimanale dei Paolini critica i giovani ciellini che hanno applaudito Monti, ospite ieri al Meeting, accusandoli di essere omologati e privi di spirito …Leggi tutto

Comincia il Meeting di Rimini ed ecco comparire la consueta polemicuzza imbastita da “Famiglia Cristiana”: stavolta i settimanale dei Paolini critica i giovani ciellini che hanno applaudito Monti, ospite ieri al Meeting, accusandoli di essere omologati e privi di spirito critico. Si potrebbe liquidare tutto con uno sbadiglio: il Meeting esiste da 32 anni e da 32 anni – puntuale come gli equinozi – i Paolini criticano i ciellini e i ciellini controcriticano i Paolini, il tutto finisce sui giornali e l’estate, inesorabilmente, si avvia alla sua fine.

Immancabilmente, ogni fine agosto, assistendo a queste discussioni mi ritorna in mente la conclusione di quel capolavoro che sono Le lettere di Berlicche di C.S. Lewis, autore oggi in voga grazie al successo cinematografico del letterariamente meno valido ciclo di Narnia, anzi più precisamente la conclusione del loro sequel, Il brindisi di Berlicche, che Lewis scrisse su insistenza dei numerosi fan delle Lettere, nel quale torna in scena il protagonista del titolo, arcidiavolo ben inserto nei piani alti (ma meglio sarebbe dire bassi) della gerarchia infernale, incaricato di pronunciare il discorso augurale al pranzo annuale della Scuola Superiore di Tentazione per giovani diavoli.

Il discorso di Berlicche è dedicato alla memoria dei bei tempi andati, quando le anime divorate dai diavoli nei loro banchetti erano di qualità sopraffina, grandi peccatori fragranti e saporiti. Al giorno d’oggi, si lamenta Berlicche, purtroppo la qualità dei peccati e dei peccatori è declinata. Certo, la quantità di anime perse è in grande crescita, ma il numero non può compensare, sul palato di un diabolico gourmet, la perdita del gusto di “poter affondare ancora i denti in un Farinata, un Enrico VIII, un Hitler!”. Finché, al termine del suo discorso, al momento esatto di alzare il calice per brindare a quello che – in ogni caso – è un successo strategico per l’Inferno, Berlicche deve ricredersi: c’è ancora al mondo una categoria di peccatori di qualità sopraffina e le loro anime, pronte a essere gustate dalle diaboliche papille dei convenuti, sono proprio lì, a contorcersi in quei calici sollevati:

“Cosa vedo? Cos’è questo delizioso aroma che aspiro? È mai possibile? Signor Rettore, ritiro tutto quello che ho detto sulla cena. Vedo, e lo sento dal profumo, che anche in tempo di guerra la cantina della Scuola dispone di alcune dozzine di bottiglie di vecchio buon Fariseo. Bene bene bene. Come ai vecchi tempi. Avvicinatelo alle narici un momento, signori diavoli. Sollevatelo in controluce. Osservate quelle striature di fuoco che si torcono e si avviluppano nel suo corpo scuro, come se stessero litigando. E infatti stanno litigando. Sapete con che cosa è aromatizzato questo vino? Varie specie di Fariseo sono state raccolte, pigiate e messe insieme a fermentare per ottenere questo aroma sottile. Tipi che sulla Terra erano quasi incompatibili. […] Il vero credo nascosto nella religione di entrambi era la perversità delle altre religioni; il loro vangelo era la calunnia, le loro litanie erano le maldicenze. Come si sono odiati, là sulla Terra! E quanto più si odiano adesso che sono uniti per sempre senza essere riconciliati! Lo stupore, il risentimento per essersi trovati associati, il veleno del loro rancore senza pentimenti, attraversando la nostra digestione spirituale ci faranno l’effetto di un fuoco. Fuoco nero. In conclusione, amici miei, sarà un gran brutto giorno per noi quello in cui ciò che gli uomini chiamano «religione» sparirà dalla Terra. È la sola cosa ancora in grado di mandarci bocconcini veramente deliziosi. Il bel fiore del Sacrilegio non può sbocciare che vicino al Sacro. Non c’è luogo dove tentiamo con più successo come sugli scalini degli altari.”

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