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Ghiacciato è il fulmine/ a Giosuè in mano

A riprova, semmai ce ne fosse bisogno, del fatto che la Chiesa non è un club di benpensanti né una agenzia fornitrice di vaghi consigli spirituali, ma una casta meretrix inguaiata fino al collo nella carne di questo mondo esattamente come …Leggi tutto

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A riprova, semmai ce ne fosse bisogno, del fatto che la Chiesa non è un club di benpensanti né una agenzia fornitrice di vaghi consigli spirituali, ma una casta meretrix inguaiata fino al collo nella carne di questo mondo esattamente come il Dio che venera, tra oggi e domani voglio commentare due fotografie che sintetizzano un po’ tutto il bello e tutto il brutto di quanto è accaduto ieri con l’elezione di papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio.

Cominciamo da questa:

Otto anni fa, quando fu eletto Benedetto XVI, iPhone e iPad ancora non esistevano se non nella mente di Steve Jobs. Ieri sera piazza san Pietro sembrava la platea di un concerto rock, in cui pressoché ogni fedele era intento a guardare non la prospetticamente minuscola “realtà”, ma uno schermo sul quale appariva la traccia elettronica dell’evento reale, registrata a futura memoria, come un falso più reale del vero. Oggi, immagino, molte di quelle fotografie e di quei filmati saranno stati caricati su YouTube (quando fu eletto papa Ratzinger anche YouTube non era ancora online), in una forsennata moltiplicazione e condivisione dei punti di vista che avrebbe incuriosito e forse anche messo in difficoltà Maurice Merlau-Ponty.

L’idea che il progresso possa spegnere nell’uomo il desiderio di Dio e rendere irrilevante la Chiesa non è certo nuova. Sono ormai tre secoli che questo vaticinio risuona attraverso l’Occidente. Per il momento, però, pare sia caduto nel vuoto. Un secolo e mezzo fa Giosuè Carducci scriveva il suo Inno a Satana immaginando il grande nemico di Dio in forma di sbuffante locomotiva (simbolo del progresso, della novità, della materia vivificata dallo spirito prometeico dell’uomo) e preconizzando l’imminente scomparsa di ogni vestigia del divino. Oggi i fedeli accorrono in massa – anche col treno – a “vedere” il nuovo papa attraverso gli schermi dei loro iPad o – come me – se ne stanno a casa a seguire fumata e cerimonia previa scelta di uno dei più di 100 canali di news sul satellite, commentando il tutto nel frattempo con gli amici su qualche social network. E nessuno legge più Carducci e le sue rime letterariamente degne del Corriere dei Piccoli.

                        
						                         
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