Uncategorized

Con gli occhi rotondi

Sanno tutti che il 29 settembre è il compleanno di Silvio Berlusconi. I tifosi del Milan sanno, inoltre, che lo stesso giorno festeggia gli anni Andrij Shevchenko, anche per questo motivo beniamino del presidente della squadra ai trionfi della quale …Leggi tutto

Sanno tutti che il 29 settembre è il compleanno di Silvio Berlusconi. I tifosi del Milan sanno, inoltre, che lo stesso giorno festeggia gli anni Andrij Shevchenko, anche per questo motivo beniamino del presidente della squadra ai trionfi della quale il centravanti ucraino ha, per lunghi anni felici, contribuito con gol e gioco da campione.

Pochi, invece, ricordano che il 29 settembre cade il compleanno di un altro gigante dello sport: Felice Gimondi. Quest’anno, tra l’altro, il ciclista di Sedrina fa cifra tonda: 70 anni.

L’enormità sportiva di Gimondi ha molto a che fare con i rivali che dovette affrontare. Corse nell’epoca aurea del ciclismo, combattendo su tutti i fronti e su tutti i terreni della pre-specializzazione, raccolse un palmares tra i più consistenti di tutti i tempi: vinse almeno una volta ciascuno dei tre grandi giri (e tre volte il Giro d’Italia) e, per quanto concerne le classiche di un giorno, ha in carniere la Roubaix, la Sanremo, il Lombardia, il Mondiale (a Barcellona nel ’73, forse la più bruciante sconfitta patita in carriera dal Cannibale Merckx e forse, anche, il più bel Mondiale che si sia mai corso). Eppure ebbe contro il più grande di tutti (il già citato Merckx) e altri fenomeni, ciascuno dei quali ha un posto di rilievo nella storia del ciclismo, da De Vlaeminck a Ocaña, da Adorni a Maertens, da Van Impe a Zoetemelk.

La sua lotta decennale col Cannibale, cantata pure da Enrico Ruggeri, ha un che di religioso, quasi di achabiano. Eppure, diversamente dal capitano di Melville il cui destino è la perdizione vincolata all’ossessione per il Leviatano sprofondante, Gimondi se l’è cattolicamente sfangata, facendo i conti con quel tanto di grazia divina che Merckx lasciava disponibile per gli altri, perfezionando la propria natura – molto tetragona, archetipo di bergamaschità – senza lagnarsi troppo e raccogliendo quel che c’era da raccogliere, cioè tante vittorie e l’immortalità (che è un buon modo di parafrasare ciclisticamente “il centuplo quaggiù e l’eternità).

Non so se s’è capito, ma io a Gimondi voglio un gran bene. Auguri, campione.

© Riproduzione Riservata

Commenti