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A raccoglier ciliegie/3

Dicevo che l’argomento che accusa i cristiani di fare cherry picking dalla Bibbia non funziona granché contro il cattolicesimo. Provo a spiegare perché. Il motivo fondamentale è che il cattolicesimo non è una “religione del Libro”. Non lo dico io, …Leggi tutto

Dicevo che l’argomento che accusa i cristiani di fare cherry picking dalla Bibbia non funziona granché contro il cattolicesimo. Provo a spiegare perché.

Il motivo fondamentale è che il cattolicesimo non è una “religione del Libro”. Non lo dico io, lo dice il Catechismo della Chiesa cattolica al paragrafo 108:

«108 La fede cristiana tuttavia non è una “religione del Libro”. Il cristianesimo è la religione della “Parola” di Dio, di una parola cioè che non è “una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente” [San Bernardo di Chiaravalle, Homilia super missus est, 4, 11: PL 183, 86B]. Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ci “apra la mente all’intelligenza delle Scritture” (Lc 24,45).»

Che cosa significa tutto ciò? Per chi ha fede significa che il cristianesimo non è anzitutto l’esegesi più o meno dotta o più o meno letterale di un testo, bensì un’esperienza di vita in una comunità, e che la Bibbia è il racconto, composito e articolato in una gran varietà di forme, di come questa esperienza si è svolta e sviluppata in una storia lunga più di tre millenni. Per chi non ha fede dovrebbe significare, almeno, comprendere che la Bibbia, per un cattolico, non è un manuale da seguire pedissequamente, un libretto di istruzioni, un elenco di istanze etiche alle quali obbedire.

Ne conseguono le osservazioni dei paragrafi seguenti del Catechismo, fondate sull’autorità del Concilio Vaticano II e sul buon senso:

«109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all’uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].»

«110 Per comprendere l’intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei “generi letterari” allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. “La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi in varia maniera storici o profetici, o poetici, o con altri generi di espressione” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].»

Il che equivale anche a dire, in forma sintetica, che di fronte a un’accusa di praticare il cherry picking dalla Bibbia un cattolico potrebbe serenamente rispondere: “Sì, certo. E quindi?”

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