Juve, bentornata fra i G8 d’Europa

Non che ci fosse bisogno della partita di ritorno col Celtic per fare proclami, ma nel calcio l’ufficialità ha sua importanza. Ora possiamo dirlo senza se e senza ma: la Juve è fra le otto squadre più forti d’Europa.…Leggi tutto

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ANSA/DI MARCO

Non che ci fosse bisogno della partita di ritorno col Celtic per fare proclami, ma nel calcio l’ufficialità ha sua importanza. Ora possiamo dirlo senza se e senza ma: la Juve è fra le otto squadre più forti d’Europa.

Nulla di clamoroso, intendiamoci, chi conosce la storia e le tradizioni di questo club sa bene che i quarti di finale nella massima competizione europea sono solo il minimo sindacale affinché una stagione non venga considerata fallimentare.

Occorre però fare quell’esercizio di memoria che tante volte Antonio Conte ha predicato da quando è arrivato a Torino: ricordarsi da dove siamo venuti. Solo un anno e mezzo fa, la Juventus era la settima squadra d’Italia; certo, in quella squadra non c’erano Pirlo e Vidal, ma la differenza l’hanno fatta anche altri fattore e altri uomini. Ecco, secondo noi, chi sono e in che percentuale gli artefici del rinascimento bianconero.

Andrea Agnelli 40%
È l’artefice principale della rinascita juventina e non solo perché stato lui a (ri)portare Antonio Conte in bianconero. Andrea Agnelli ha avuto il merito di rimettere al centro del progetto Juve quello spirito e qui valori che nell’era del Cobollismo sembravano i irrimediabilmente persi. Un presidente che per serietà, ambizione e vision appare perfetto per dare alla Juve quella caratura internazionale che ancora le manca.

Antonio Conte 25%
Se Agnelli è la mente di questa Juve, Conte è il suo braccio. Perché – lo abbiamo detto e ribadito molte volte – questa Juve è costruita a immagine e somiglianza del suo condottiero. Il cui merito principale è senza dubbio quello di aver plasmato una squadra che, sebbene non irresisitibile a livello di individualità, per intensità e organizzazione di gioco non ha nulla da invidiare ai club più titolati del mondo. Conte ha impresso alla Juve una dote che in Europa, ancor più che in Campionato, conta moltissimo: la capacità di imporre il gioco, sempre, su qualsiasi in campo. Una sigillo di garanzia, insomma. Non sappiamo se la Juve vincerà il torneo ma di certo possiamo dire che venderà cara, anzi carissima la pelle.

Giuseppe Marotta 20%
Certe sue scelte, è vero, ci hanno lasciati un po’ perplessi (ci riferiamo se non si fosse capito a Bentdner, Anelka, Toni, Krasic, Motta, Ziegler, Martinez e ovviamente Del Neri); però bisogna dire che il nostro direttore sportivo i suoi colpi eccellenti li ha piazzati: Barzagli, Bonucci, Pirlo,Vidal, Pogba, Asamoah sono tutti i giocatori che sarebbero titolari in qualsiasi squadra del mondo. Ora lo attendiamo all’ultima grande prova: la scelta di una punta capace di fare la differenza.

I giocatori, tutti 10%
Perché una società e il suo allenatore possono essere solidi finché si vuole ma se poi non c’è qualcuno capace di tradurre certi dogmi sul campo tutto diventa inutile. Tanto di cappello a tutta la rosa bianconera che si è resa protagonista – almeno finora – di una cavalcata europea con poche sbavature. Non fermatevi ora, proprio sul più bello.

Giraudo e Moggi 4%
Inutile fare quelli con la memoria corta: se questa squadra è arrivata dov’è lo deve anche alla triade. Perché giocatori come Buffon, Marchisio, Chiellini e Giovinco (senza dimenticarsi di Alessandro del Piero, decisivo per la conquista dello scudetto dello scorso anno) sono una dote della gestione Moggi. E l’idea del nuovo stadio, uno degli asset più forti della scoietà, è partita proprio da Antonio Giraudo.

I tifosi 1%
Perché anche nei momenti più bui, quando la Champions League sembrava tutt’al più un miraggio, ci hanno sempre creduto. Convinti che la vera collocazione di questa squadra fosse fra le grandi d’Europa e non in quella sorta di Purgatorio nella quale qualcuno, furbescamente, aveva provato a calarla.

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