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Lucky, intervista al cane più fortunato del Colosseo

L’intervista di oggi è un po’ speciale. Sono emozionato e molto orgoglioso perché è la prima intervista fatta a un lettore del mio blog. Lucky (lo vedete nella foto, qui sopra) mi ha inviato la sua storia e la storia …Leggi tutto

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L’intervista di oggi è un po’ speciale. Sono emozionato e molto orgoglioso perché è la prima intervista fatta a un lettore del mio blog. Lucky (lo vedete nella foto, qui sopra) mi ha inviato la sua storia e la storia dei suoi padroni, seguendo le istruzioni che trovate qui, e così ho deciso di intervistarlo. Ne aspetto molte altre, su non fate i timidi.

E ora, ecco l’intervista a Lucky.

Dai, bando agli indugi. Tanto lo sappiamo che prima o poi la domanda salta fuori. Ti chiami Lucky perché…?
Mi chiamo Lucky: fortunato di nome e di fatto. Infatti avevo un mese e mezzo quando i miei due padroni mi hanno visto nel mezzo di una grande e trafficata strada di Roma. Per fortuna mia (è proprio il caso di dirlo) era domenica mattina presto e non passavano molte macchine. Io ero proprio nel mezzo e puoi solo immaginare quanto fossi impaurito. Ero anche molto infangato perché pioveva sempre in quel periodo. E così, mi hanno visto, tutto infreddolito e impaurito e la mia mamma si è messa a urlare in macchina così forte che ha costretto papà a fermarsi e caricarmi.

Beh, bell’inizio, non c’è che dire. E che tipo sei stato da piccolo?
Dopo un’inizio così avventuroso (e fortunato!) ero talmente felice di stare con i miei padroni che ero – diciamo –  molto iperattivo. Solo in seguito, diventato più grande, ho scoperto che tutto quello nelle mie intenzioni credevo fosse una dimostrazione d’ affetto, loro la vedevano anche come un danno alla casa. Così, da adulto, mi sono deciso a smettere. E ora li vedo molto più sereni.

Vivi con altri amici animali?
Fino a pochi mesi fa eravamo in due: c’era Max, un altro cagnone, ma è morto il 16 gennaio. Sai, mentre era in vita, litigavamo sempre. Ma da quando non c’è più, mi sento strano, mi manca e non ho più l’appetito di una volta. Con il tempo passerà, spero. La mia mamma fa di tutto per aiutarmi a sentirmi meglio: da quando non c’è più Max, sto sempre con lei. E quando dico sempre, intendo: sempre. Mi porta perfino a lavoro con lei. Allena una squadra di pallavolo e così ogni partita è una buona occasione per prendere coccole da tutte le giocatrici e correre qua e là.

E quindi quando segui i tuoi padroni in giro per il mondo come ti comporti?
Adesso sono molto educato. Da piccolo però sprizzavo energia fino alla coda e faticavo a rimanere fermo nello stesso posto per più di qualche secondo. Ora, invece, sono davvero ben educato e i miei padroni mi portano ovunque: al lavoro con loro (come ti dicevo prima), in montagna a fare passeggiate, in vacanza. Insomma: siamo diventati una cosa sola.

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