Spike Jonze nel paese che non ama Internet

È un problema mio, lo so. Her di Spike Jonze è (e resterà) il più bel film visto al Festival di Roma, e sarà anche uno dei più bei film che vedrete al cinema nei prossimi mesi. È benissimo girato, …Leggi tutto

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È un problema mio, lo so. Her di Spike Jonze è (e resterà) il più bel film visto al Festival di Roma, e sarà anche uno dei più bei film che vedrete al cinema nei prossimi mesi. È benissimo girato, benissimo recitato (soprattutto da Scarlett Johansson, presente solo in voce: dedicato a tutti quelli che «In Italia abbiamo i doppiatori migliori del mondo»), benissimo scritto. Ha un soggetto (boy meets sistema operativo e s’innamora) che se venisse in mente a uno sceneggiatore di Prati svolterebbe il cinema italiano per sempre. Eppure c’è qualcosa che mi fa prudere le mani.

È un problema mio, lo so. Direte: è un film sull’amore, sulle relazioni, sul logorio della vita moderna, sulla solitudine. Tutto vero. Eppure c’è, in sottofondo, quel grido d’allarme per il mondo virtualizzato che boh, non so, alla fine se inizio a pensarci m’incazzo.

È un problema mio, lo so. Ma vorrei un film (un giornale, un talk show, una qualunque cosa) che si schierasse programmaticamente, che dicesse da subito: Internet è una figata pazzesca, i social network sono una figata pazzesca, se Twitter sbanca Wall Street in poche ore è una figata pazzesca.

È un problema mio, lo so. Ma in questi giorni sta accadendo che il bel film di François Ozon Giovane e bella venga preso a esempio del caso delle giornalisticamente ribattezzate “baby prostitute”, solo perché la protagonista è un’adolescente che usa siti d’appuntamenti per rimorchiare clienti. Il cinema non è la cronaca pariolina, la cronaca pariolina non è il cinema, ma non importa. E Ozon finisce alla voce “psicosi del giorno” nel salotto di Barbara D’Urso, il che – va detto – ha abbastanza del meraviglioso.

È un problema mio, lo so. Ma ho paura che al bel film di Spike Jonze capiti la stessa cosa. Che le clip con Joaquin Phoenix diventino l’rvm di Pomeriggio Cinque, con Raffaele Morelli che parla e un sottopancia che recita «È colpa di Facebook se siamo tutti più soli?».

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