Roger Ebert, che scriverebbe solo: ciao

Era il più bravo di tutti, e va bene, lo si dice di qualunque morto, ma poi ci son le volte che è vero, Roger Ebert era il più bravo di tutti i critici cinematografici punto, prima che diventassero una …Leggi tutto

Era il più bravo di tutti, e va bene, lo si dice di qualunque morto, ma poi ci son le volte che è vero, Roger Ebert era il più bravo di tutti i critici cinematografici punto, prima che diventassero una brutta razza, e ancora di più dopo che lo sono diventati. Lui senza nessun esibizionismo, al servizio dei film e basta, fino all’ultimo giorno, il Mac sulle ginocchia e quella faccia mangiata dal cancro. Perché così si dovrebbe fare, e invece così nessuno fa: i critici devono essere sempre più fighi dei registi anche fighi di cui scrivono, le recensioni sono agoni per sfide d’erudizione, occasione per fare sfoggio di titoli visti, campo dove spargere stellette come mine.

Ricordo che anch’io, quando ragazzino iniziai a scribacchiare di film, mettevo dentro i pezzi cose come «contrappunti cadenzati» o «messinscena di grande urgenza estetica». Poi s’impara il parlare semplice. Lo s’impara anche grazie a maestri lontani come Roger, col suo pollice alzato.

Quando penso alle persone per cui, marzullianamente, il cinema è la vita e la vita è il cinema, mi chiedo sempre: quale sarà il loro ultimo film? L’ultima recensione pubblicata sul Chicago Sun Times, per cui Ebert non aveva smesso di scrivere, è quella di The Place Beyond the Pines, ovvero Come un tuono. Gli dà quattro stelle. Se è stato davvero l’ultimo, sono contento ti sia piaciuto.

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