Raffaella Carrà, girl gone wild al ragù

Mentre i radical chic che hanno sentito troppa Giovanna Marini e troppo pochi Canti dell’Olgiata di cui provvide amiche mi passano gli mp3 (il riferimento è ad Aniene 2) sono lì a contare le stecche di Caterina Caselli, il …Leggi tutto

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Mentre i radical chic che hanno sentito troppa Giovanna Marini e troppo pochi Canti dell’Olgiata di cui provvide amiche mi passano gli mp3 (il riferimento è ad Aniene 2) sono lì a contare le stecche di Caterina Caselli, il popolo del web cosiddetto posta la vera notizia del concertone per l’Emilia, linka la regina immarcescibile, nessuna Crisi la fermerà, una resurrezione è sempre dietro l’angolo, a patto che ce ne sia bisogno, ché mica è un Fabrizio Frizzi qualsiasi. Lei, Raffaella Carrà, Material Girl nostrana, the queen, sì, ma della RaiTivvù, che è stata e sempre sarà il nostro pop nazionale.

Nero aderente e colpi di frangia biondo platino, lei ancora vuole fare Rumore, cuore batticuore, na-na-na-na, la storia patria che neanche Sergio Japino è riuscito a rendere meno glam, ma glam come solo le tagliatelle e pane e salame sanno esserlo, l’emiliana diventata eroina dei Due Mondi ben prima che esistessero i «Marco se n’è andato», quella che non ha bisogno di corteggiare la sinistra, di resuscitare attraverso Guccini, di scendere in piazza con quelle di «Se non ora quando?», può ancheggiare quanto vuole, anche una a caso delle Comencini l’assolverà.

Lei è lì, la diva che si scatena sul palco e per un attimo pensi a Velone, ma è solo un attimo, la messa è finita, la Louise Veronica di Bologna ha officiato ancora una volta la funzione col suo turibolo a forma di caschetto.

 

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