Paola & Chiara e la sindrome (giusta) dell’incompreso

L’altro giorno un’amica ha lasciato sul mio facebook il commento «Son più arrabbiata di Paola & Chiara». Probabilmente diventerà un benchmark, entrerà nel lessico famigliare, sarà paradigma delle ambizioni frustrate, i sogni infranti, i progetti disattesi. Paola & Chiara hanno …Leggi tutto

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L’altro giorno un’amica ha lasciato sul mio facebook il commento «Son più arrabbiata di Paola & Chiara». Probabilmente diventerà un benchmark, entrerà nel lessico famigliare, sarà paradigma delle ambizioni frustrate, i sogni infranti, i progetti disattesi.

Paola & Chiara hanno annunciato che basta, addio, ci ritiriamo, qui non siamo capite. È una cosa tipicamente italiana, la sindrome dell’incompreso (maledetto Comencini). Del resto, anche senza statistiche alla mano, posso dire con certezza che siamo il paese con la più alta media di genitori che vanno a lamentarsi dai professori per i voti bassi dei figli asini – non di genitori che vietano ai figli asini l’uso di Ruzzle; o che, in prima istanza, non iscrivono i figli asini al liceo classico.

Paola & Chiara però hanno ragione. Sono musiciste vere, e non perché han cominciato come coriste degli 883 (che comunque). Hanno iniziato con le cornamuse (il ringraziamento all’Irlanda per la vittoria a Sanremo Giovani con Amici come prima fa impallidire certi discorsi degli Oscar) e hanno importato la dance dei chiringuiti di Formentera. Eppure niente. Mai prese sul serio, mai. Certo, ci hanno messo del loro, tra cabalismi alla Madonna (ieri) e cover di Rihanna (oggi).

Ma siamo comunque la Bulgaria, perché dovrebbe andare bene l’ultima di Eros e non i loro nuovi singoli, anche se vi collaborano rapper dell’Hinterland e alla fine ricordano l’epocale Non mi chiedermi della Cortellesi? Perché hanno scritto pezzi immensi (la misconosciuta Milleluci, tra le dieci migliori canzoni pop italiane degli ultimi dieci anni) ma poi a Sanremo ci va Simona Molinari? Perché neanche un XFactor qualsiasi e invece un posto fisso nel cast dei Migliori anni, quella roba con Carlo Conti dove passano Tony Dallara e Tonina Torielli? (Le ho scoperte in quel contesto paololimitesco per caso, cercando roba su YouTube per sole ragioni di ricerca. È stata la cosa più struggente mai vista.)

Da un paio di giorni si può ascoltare su Spotify (un occhio ai nuovi mercati) il loro ultimo album, Giungla. C’è dentro di tutto. Persino l’indimenticata A modo mio in versione cinese (un occhio a chissà quali mercati). Non è né più bello né più brutto di un prodotto medio statunitense di oggi.

Poi, ripeto, ci mettono del loro. Vogliono giocare nel campionato delle Beyoncé, anche se il massimo dell’evento cui possono ambire è una vernice sui Navigli. Però vanno avanti. Però hanno studiato. Una delle due ha fatto il Beccaria, uno dei licei classici più famosi di Milano. E, ci potrei scommettere, aveva ottimi voti.

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