Miley Cyrus strapazzata (e mia sorella che diventerà presidente del Senato)

Ho sempre trovato piuttosto noiosa la battaglia della sinistra femminista (risate fuori campo) contro le donne che si mettono nude, che si mettono i tacchi, che si mettono le minigonne – anche perché, quando succede davvero qualcosa di brutto, si …Leggi tutto

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Ho sempre trovato piuttosto noiosa la battaglia della sinistra femminista (risate fuori campo) contro le donne che si mettono nude, che si mettono i tacchi, che si mettono le minigonne – anche perché, quando succede davvero qualcosa di brutto, si finisce quasi sempre con un «Se lo sono cercate», che è ciò che di meno femminista ho sentito spesso uscire dalla bocca di molte femministe.

Ricordo un libercolo uscito con le edizioni Millelire quand’ero bambino, vale a dire più di vent’anni fa. Ero un ragazzetto piuttosto insopportabile e saccente, di quelli, figli di genitori di sinistra, che mettono sempre il naso nelle cose degli adulti. Ricordo che il libercolo – titolo: Sode a destra, strapazzate a sinistra – metteva da una parte le donne di destra (coi tacchi) e dall’altra quelle di sinistra (con le Camper di allora, spesso più care di un paio di qualsivoglia décolleté), e via così. Solo molti anni dopo ho capito che il libercolo era fatto per prendere per il culo principalmente una cosa: i miti (e l’eterno senso di colpa) di quelli di sinistra.

Ho sempre trovato piuttosto noiosa la battaglia contro le donne che si mettono nude fino all’altro giorno, quando il presidente del Senato Pietro Grasso ha fatto sapere a un gruppo di imprecisati giornalisti – capisco che decontestualizzando faccia sorridere – di non gradire le foto scollacciate di Miley Cyrus, eroina transgenerazionale del costume degli ultimi tre mesi, che sui social network valgono come gli anni di carta di una volta.

Fa altrettanto sorridere pensare che una giovane cantante, pure assai bravina, avveduta come solo quelle pagate dalla Disney dalla seconda elementare sanno essere, pensi che un video in cui sfoggia le birkenstock e un taglio Erasmus le faccia ottenere più visualizzazioni di quello dove canta nuda sopra una palla. Ma non importa.

L’altro giorno sono andato a pranzo con una diciottenne, piena generazione Cyrus. Una diciottenne particolarmente brillante, aggiornata, critica, insomma: mia sorella. E anche lei, che pure apprezza quella canzone, che pure capisce il senso di quel video, ha buttato lì un: «Certo che svoltarsi la carriera mettendosi nude». E ho capito due cose: che Miley Cyrus piace a noi vecchi che mettiamo il naso nelle cose dei ragazzini. E che mia sorella diventerà presidente del Senato. Del resto, è lei l’intellettuale di famiglia, io solo il bambino saccente di sinistra diventato vecchio – ma in tacchi a spillo.

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