Las Vegas, dove vivono i morti

All the living—and the dead, scriveva qualcuno. Vivono tutti a Las Vegas, i morti. C’è, morto, David Copperfield. Arriverà presto, già sepolto, Rod Stewart. Shania Twain, che è defunta ma non lo sa, si smazzerà le vacanze di Natale, …Leggi tutto

All the living—and the dead, scriveva qualcuno. Vivono tutti a Las Vegas, i morti. C’è, morto, David Copperfield. Arriverà presto, già sepolto, Rod Stewart. Shania Twain, che è defunta ma non lo sa, si smazzerà le vacanze di Natale, Tony Bennett invece farà solo una data a settembre, ché altrimenti, vista l’età e le temperature del posto, i coccodrilli partirebbero sul serio – non che non siano pronti da un pezzo. I Bee Gees, che per tre quarti sono morti per davvero, sono qui riesumati da una tribute band australiana, mica li si poteva lasciare in pace.

C’è, soprattutto, l’inamovibile Céline Dion, ormai un’istituzione del luogo come la vecchia che canta a Trastevere. «C’è anche stasera?», chiedo a una signora a occhio e accento messicana in fila al botteghino del Caesars Palace; «Sì, canta tutte le sere»; «Lei ci va?»; «Sì, ma solo perché mi ha regalato il biglietto mia figlia: pure i posti più in alto costano cento dollari».

Non è come essere dentro quel capolavoro che è Open di Agassi. Quella era una Las Vegas deformata, astratta. Un De Chirico, al confronto. La vera Las Vegas è molto peggio e molto meglio. È la puntata infinita del programma dei sogni di Paolo Limiti, con vecchi in processione dal Midwest seduti a guardarla dalle poltroncine delle slot machine.

Poi ci si rifugia in albergo davanti alla tv e ci sono solo pubblicità di assicurazioni. Sulla macchina. Sui denti. Sulla vita. Deve restare ancora un po’ tempo per il bis di My Heart Will Go On, prima. La morte, anche quando è già qui, va rimandata.

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