Kate, la donna del ritratto

«Terrible», mi fa un signore di mezza età davanti al ritratto della Duchessa di Cambridge esposto alla National Portrait Gallery. In effetti bello non sembra, parlando da ignoranti. Eppure c’è qualcosa, nello sguardo di Kate, che sembra vero. Quell’aria «Ve …Leggi tutto

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«Terrible», mi fa un signore di mezza età davanti al ritratto della Duchessa di Cambridge esposto alla National Portrait Gallery. In effetti bello non sembra, parlando da ignoranti. Eppure c’è qualcosa, nello sguardo di Kate, che sembra vero. Quell’aria «Ve sto a frega’ tutti» che non ha Diana nella tela al piano di sopra – «Cazzo, m’hanno fregata» – e che pare il racconto di questi giorni d’attesa.

Londra senza neanche una tazzina, un posacenere, uno strofinaccio con una qualsiasi effigie di pargolo reale è incredibile come Londra con un cappa che manco in viale Forlanini il 5 agosto. Eppure, sono vere entrambe. Ma si sa, con la Famiglia non si scherza.
Per dire, con la Regina-Bond girl che si getta dall’aereo col paracadute all’apertura delle Olimpiadi i negozi di souvenir ci avrebbero potuto campare per anni, e invece no, non si fa. Quando l’erede nascerà avrà il suo piattino celebrativo in meno di ventiquattr’ore, intanto tenetevi le solite teiere del Giubileo, le robe che non passano mai di moda, come le clarks e il barbour, persino il matrimonio di William e Kate è già finito nel cestone dei mug a 1.99.

Mi siedo a un tavolino del caffè vista tutto all’ultimo piano del museo, lo stesso – ci auguriamo io e la mia nerditudine – che fu di Julia Roberts e Clive Owen nel più grande film degli anni zero. Una signora scofana scones nel tavolo a fianco. «È peggio di una suocera», dice alla compagna di merende a proposito della coetanea Elisabetta e del suo «Spero nasca presto, sto per andare in vacanza». Lo dice a voce bassissima, i ritratti al piano di sotto potrebbero risentirsi. Versa un altro po’ di latte nel tè.

I giornali sono pieni della faccia di Kate, lo stesso sguardo del ritratto terrible. Uno dice che è stato zio Harry a preparare la borsa per l’ospedale, il che è credibile quanto le dimissioni di Alfano (mozione Letta). Un altro è convinto del complotto, potrebbe addirittura essere già nato (mozione Bettini). Un terzo rassicura, stiamo tranquilli, le cose andranno come devono andare (mozione Epifani).

Ricordo un’estate a Edimburgo, molti anni fa. Conobbi una violoncellista di fuori Londra, si chiamava Katie, si parlava con altri amici di film, di posti, di cose così. Una di noi, avevo pensato. Fino a quando non aveva detto: «Diana era una donna eccezionale». Con la Famiglia non si scherza, la Famiglia si celebra.

Sono tornato a Milano senza neanche una tazzina, un posacenere, uno strofinaccio. Ma con lo sguardo di Kate, l’avevo davanti come Edward G. Robinson in quel film di Fritz Lang. Terrible, già. Ma quel pittore, scherzando, aveva capito tutto.

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