Il grande Gatsby non abita più lì

Questo è il post che volevo scrivere da un po’ e che ho invece continuato a rimandare. È un classico caso di rimozione: lo neghi a te stesso per non pensare che sia vero. Non andrà così. Tra poco Il …Leggi tutto

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Questo è il post che volevo scrivere da un po’ e che ho invece continuato a rimandare. È un classico caso di rimozione: lo neghi a te stesso per non pensare che sia vero. Non andrà così. Tra poco Il grande Gatsby lo vedremo tutti, l’anteprima ufficiale è avvenuta meno di quarantott’ore fa, la colonna sonora viralmente diffusa e già bloggata, si urla all’evento, ma quando non, oggigiorno.

Volevo non pensare che fosse vero, che la storia delle storie non potesse finire tritata così dentro una lista di sponsor di lusso, i costumi firmati dal brand famoso, le musiche finto-indie e in realtà coi nomi commercialmente giusti della musica commercialmente giusta, va tutto bene, è solo così che può fare il cinema d’autore oggi – forse – per non farsi schiacciare dagli Iron Man.

Volevo che non fosse vera Carey Mulligan, la più smunta delle inglesi, nel ruolo della più fulgida delle statunitensi, Daisy Buchanan.
Volevo che la storia delle storie (lo so, l’ho già detto, ma non avrei parlato di rimozione, altrimenti) cedesse alla maniera di un ex grande come Baz Luhrmann, ridammi dieci, cento, mille Moulin Rouge! ma non toccarmi quelle cento-e-qualcosa pagine di Francis Scott Fitzgerald. Sono una cosa delicata, non fargli male, lasciale lì, cristallizzate nella memoria di troppi lettori, non gli ha fatto un buon servizio la ciuffa bionda di Robert Redford trent’anni fa, non credo glielo farà il pur bravo Leonardo DiCaprio: Gatsby non era il biondino carino del liceo diventato un uomo con la pancia.
Tra poco lo vedremo tutti, e sarà probabilmente un bel film. Ma Gatsby, ecco, ora lo dico, è morto.

PS: Alla fine, se proprio si deve trovare un vincitore, quello è Beyoncé, che gorgheggia in colonna sonora sulla cover assai gelida assai manierata anch’essa di Back to Black della compianta Amy – aveva ragione papà Winehouse: «Non bisogna concedere i diritti a nessuno». Nella colonna sonora c’è anche uno dei suoi pezzi più noti, Crazy in Love, rifatto dalla molto di moda Emeli Sandé, trattato come fosse già un classico. «È l’unica canzone insieme a Back to Black a meritarsi una cover», sento dire Beyoncé al marito Jay-Z, anche lui in tracklist. «La differenza è che io sono viva.»

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