Checco Zalone, facci il miracolo: chiudi il cinema italiano

Negli ultimi mesi di cinema italiano ho visto un film in cui un artista concettuale scopava con le sue modelle e la moglie per contro diventava lesbica scopando su opere d’arte concettuale altrui, ma alla fine eran tutti felici, anche …Leggi tutto

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Negli ultimi mesi di cinema italiano ho visto un film in cui un artista concettuale scopava con le sue modelle e la moglie per contro diventava lesbica scopando su opere d’arte concettuale altrui, ma alla fine eran tutti felici, anche più che nel mulino bianco senza i gay.

Negli ultimi mesi di cinema italiano ho visto un film in cui una signora vecchia e una signora e basta litigavano perché una non voleva lasciar passare l’altra colla macchina da una strada che in realtà era grande e volendo ci passavano tutte e due, ma era una metafora, era “il teatro”.

Negli ultimi mesi di cinema italiano ho visto un film che doveva essere il remake di un altro film di un regista minore del passato, ma era una puntata di Mai dire gol e Che tempo che fa messi insieme.

Negli ultimi mesi di cinema italiano ho visto un film che era l’esordio alla regia di uno che fa i documentari per la tv di qualità che piace alla gente che piace, ed era una storia d’amore e di mafia, dove la parte d’amore era per un’ora in mano a dodicenni cani e la parte di mafia a un finto Toto Riina che ne usciva come un tipo spassosissimo.

Ieri, il quinto giorno dopo quattro di incassi che Pupi Avati non ha fatto in sessant’anni, ho visto Sole a catinelle con Checco Zalone. E non ho né il tempo né gli strumenti per parlare di livelli di lettura, di lavoro sul post-ideologismo, di sofisticazioni sulla base del cinema popolare (o viceversa), ma anche solo di una direzione dei bambini che sembrano tutti dei geni alla Dakota Fanning. Senza contare il fatto che, a parlare di tutte queste trombonate, sembrerei uno dei personaggi che nel film vengono presi per il culo, e non mi va. 

Posso solo dire quello che vado ripetendo da ore, anche a fronte degli ultimi mesi di cinema italiano, e cioè che da ieri sera ho un sogno per i mesi prossimi: che Checco Zalone faccia il miracolo, quello vero. Che Checco Zalone incassi duecento milioni di euro, così chiudiamo il cinema italiano per sempre.

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