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Terza sfumatura. Della mail aziendale

La mail è il vero spartiacque aziendale: da quella puoi capire il tuo posto nell’organigramma. Innanzi tutto è bene dividere fra chi ha un indirizzo di posta che porta il proprio nome e il resto dei lavoratori. Un po’ come …Leggi tutto

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La mail è il vero spartiacque aziendale: da quella puoi capire il tuo posto nell’organigramma.

Innanzi tutto è bene dividere fra chi ha un indirizzo di posta che porta il proprio nome e il resto dei lavoratori. Un po’ come le partite Italia contro il resto del mondo.

Ulteriore distinzione è poi da farsi fra chi ha la mail aziendale e chi invece se ne va triste e ramingo per il cyber spazio sulle ali di gmail, virgilio, hotmail (i più temerari).
Vi sono poi le mail descrittive, spesso composte e altisonanti, identificano figure un po’ nebulose, che svolgono mestieri altrettanto nebulosi, ma regalano un’allure di particolare competenza, un tocco chic insomma. Solo la posta elettronica di Chanel potrebbe fare altrettanto.

Una volta un altro stagista mi ha preso in giro per la mia mail (una funzionalissima stage@azienda.com). Non ne capivo veramente il motivo, e per lungo tempo mi ci sono avvilita tremendamente, finché un giorno, con un moto d’orgoglio inaspettato, ho chiesto: “e la tua, qual è?”.
Il tapino era intestatario di una misera nome.cognome@qualcosa.com.
Game, set, match. Molto soddisfatta gli ho voltato le spalle, perché solo e pensoso macerasse nell’umiliazione.

Guerre fra stagisti a parte (guerre vinte, ci tengo a sottolinearlo), io sono molto affezionata al mio indirizzo di posta, anche perché per prima cosa, dopo averlo avuto in dote, l’ho usato per mandare a mamma e papà una mail che un po’ tautologicamente diceva che stavo in quel momento in ufficio e – sì – stavo proprio mandando loro una mail.

Mi sono sentita grande, come la prima volta che mi sono fatta la lavatrice da sola: ho stinto tutto, ma sono andata in lavanderia a testa alta.

 

photo credits: wikimedia commons /PCL-BO

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