#UnLavoroPerJacopo

Glielo dobbiamo tutti.  Non come individui singoli no; perché c’è chi sta peggio di lui, magari con una famiglia da sfamare. Ma glielo dobbiamo tutti assieme, come comunità, come rete, come web, come internet. Dobbiamo tutti un lavoro a Jacopo, …Leggi tutto

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Glielo dobbiamo tutti.  Non come individui singoli no; perché c’è chi sta peggio di lui, magari con una famiglia da sfamare. Ma glielo dobbiamo tutti assieme, come comunità, come rete, come web, come internet. Dobbiamo tutti un lavoro a Jacopo, dobbiamo tutti un lavoro a tutti gli Jacopo d’Italia, a tutti gli Jacopo del mondo. Perché se i social network c’hanno insegnato una cosa è che dobbiamo essere solidali non solo quando si tratta di scambiarsi le foto rubate dagli account delle VIP o se si tratta di chiedere consiglio su quale smartphone comprare.

Come rete siamo bravi, e tanto, quando si tratta di fare del bene gli altri, che ci si chiami Telethon, Ice Bucket Challenge o Jacopo. Dobbiamo tutti un lavoro a Jacopo perché domani Jacopo potrei essere io o tu che mi leggi e che adesso dici “che mi frega, io il lavoro ce l’ho”. Jacopo Paoletti ci appartiene, ha 28 anni e dopo una marea di CV mandati in giro per il web ha alzato la testa e ha chiesto aiuto. Lo ha fatto con tutta l’energia e il pudore che un ragazzo della sua età può vere, usando un hashtag #unlavoroperjacopo, sfruttando i social network e comunicando quello che lui stesso è: la rete. Jacopo ci appartiene. Glielo dobbiamo.

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